Per ridestare la verità dell’essere, che sin dal giorno della sua nascita giace addormentata nel pensiero occidentale, si dovrà pur sempre penetrare il senso di questo semplice e grande pensiero: che l’essere è e non gli è consentito di non essere. Il suo risveglio costituisce certo il maggior pericolo per il lungo inverno della ragione, che vede sconvolte le più antiche abitudini e si sente proporre un compito nuovo, ed il più esssenziale. Se si è capaci, bisogna soffocare questo pensiero prima che giunga a fiorire, perché altrimenti è destinato, lui solo, ad aver diritto alla fioritura. Spinge infatti lungo una via,dalla quale non è più possibile tornare indietro: se dell’essere (di ogni e di tutto l’essere) non si può pensare che non sia, allora dell’essere (di ogni e di tutto l’essere) non si può pensare che divenga, perché divenendo non sarebbe – non sarebbe cioè prima del suo nascimento e dopo la sua corruzione: Sì che ‘tutto’ l’essere è immutabile. Non esce dal nulla e non ritorna nel nulla. E’ eterno.
(Emanuele Severino, Poscritto).
