LA TERRA, L’UOMO, LA VERITA’ ( discussione tra Severino e un gruppo di giovani svoltasi il 19 novembre 1988 e pubblicata dalla rivista “Palomar” nel 1990) , tratta dal gruppo Facebook Amici a cui piace Emanuele Severino

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Tra le tante domande che i giovani gli rivolsero ne riporto qui
una particolarmente significativa. Indicherò con D la domanda del giovane e con R. la risposta di Severino.

D. Non solo nel suo lavoro, ‘La tendenza fondamentale del nostro tempo’, ma nella sua opera intesa complessivamente, anche nei vari ritorni tematici, ci si trova quasi costantemente di fronte al concetto di “volontà di potenza”. [ … ] E’ possibile dare una definizione della volontà di potenza?
R. Devo fare riferimento agli altri miei scritti, perché la tematica alla quale si riferisce la domanda, in quest’ultimo scritto non è presente. Visto che nella domanda lei non mette in questione l’impostazione di fondo del discorso, allora la richiamo in modo semplicemente asseverativo. Dopo, eventualmente, potremo discutere queste asserzioni iniziali.
Diciamo allora che quanto si ritiene il prodotto ultimo della riflessione culturale, cioè la struttura della verità, sta invece all’origine. Si pensi ad Hegel, al percorso della ‘Fenomenologia’: dalla “caverna” della sensibilità fino alla verità come un ‘ad quem’, un termine o un risultato. E invece no: la verità non è solo originaria, ma ciò che è originariamente manifesto nella coscienza in quanto tale, quindi anche nelle coscienze che supponiamo “inferiori”: la coscienza del bambino,dell’idiota, del folle, del primitivo. Se in una coscienza si apre un mondo, si apre la struttura originaria della verità. Questo è un grosso presupposto del nostro discorso, ma, qui, lei non lo mette in questione. Quindi: se qualcosa è presente, è manifesto, allora è manifesta la verità. La verità nella determinatezza del suo significato, nella struttura del suo significato.
Questo vuol dire innanzitutto che il mondo è estremamente più ricco di quanto non appaia. Davanti a me non stanno semplicemente il tavolo, le persone, le luci, e così via, ma sta il rapporto tra gli oggetti quotidiani, tra le cose della vita comune e l’apparire della verità. Questo vuol dire allora … mi interrompa se non mi so spiegare … questo vuol dire che la fenomenologia non è mai stata in pari col proprio assunto.”Fenomenologia” vuol dire: descrivere ciò che appare. Ma ciò che appare è infinitamente più ricco di ciò che dal punto di vista fenomenologico si crede che appaia: appare la tensione fra la struttura della verità è ciò che noi crediamo di avere dinanzi.
Per avvicinarmi un po’ alla sua domanda: l’atteggiamento comune è quello che ritiene che il contenuto della struttura originaria della verità sia una fola. Dunque, il modo in cui noi comunemente viviamo – con la persuasione che i problemi autentici, reali siano quelli di tutti i giorni – problemi economici, politici, religiosi: i miei problemi, la mia sopravvivenza – questo atteggiamento ha come propria scaturigine ciò che nei miei scritti chiamo “isolamento della terra”. L’espressione “terra” è molto determinata: “terra” vuol dire: tutto ciò che sopraggiunge nell’orizzonte della totalità di ciò che appare: tutto ciò che sopraggiunge nell’ambito dell’apparire. Si pensi,per così dire, ad una dimensione stabile, ferma, che accoglie la totalità del sopraggiungente: chiamo “terra” la totalità di ciò che sopraggiunge: la totalità di ciò che ‘incomincia’ ad apparire, e ‘cessa’di apparire. Allora, “terra” è ciò che cominciamo a sentir dire dai nostri genitori, sono gli dèi di cui cominciamo a sentir parlare in famiglia, è l’insieme di ‘avvenimenti’ da cui è costituita la nostra vita.
L’isolamento della terra è l’atteggiamento “normale” dell’uomo. E’ l’atteggiamento in cui domina la persuasione che la terra sia la dimensione sicura. Questa persuasione è appunto connessa, anzi è il significato di ciò che nella sua domanda compare come “volontà di potenza. Quindi stabilisco un’equazione tra persuasione che la terra sia la regione sicura – insomma la dimensione “seria” con cui noi avremmo a che fare (senza, poniamo, le chiacchiere di Severino, tanto per intenderci) e la volontà di potenza.
L’atteggiamento “normale” non è quello di chi conosce il contenuto a cui si rivolgono i miei scritti: è quello di chi pone come dimensione indubitabile questa, in cui credono tutti.E’ la dimensione che consente il costituirsi dei problemi e delle soluzioni dei problemi che “ci stanno a cuore”. Se ci ricordiamo quanto dicevamo all’inizio, cioè che se qualcosa appare, appare la verità, allora la verità è proprio ciò a cui si voltano le spalle quando ci si persuade che la terra è la regione sicura. Se qualcosa appare, appare la verità. Ma noi siamo formalmente convinti che il “sicuro” è qualcosa che non ha nulla a che fare con ciò che ora stiamo chiamando “verità”: “il sicuro” è la terra, il quotidiano, i problemi della nostra vita. Allora: l’atto che qualifica la terra come “il sicuro” è l’atto che isola la terra dalla verità. E’ l’isolamento della terra. L’isolamento della terra è l’errore. L’errore è la volontà di potenza… L’uomo è il ‘risultato’ dell’atto con cui la volontà di potenza è cosciente di sé. l’atto che dice: io son qui, con una certa potenza sulle cose, io sono “uomo”.
(Emanuele Severino, La legna e la cenere, Rizzoli, Milano 2000, pp. 221 – 224)

Sorgente: (16) Amici a cui piace Emanuele Severino

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