VASCO URSINI, AFFINITA’ TRA IL PENSIERO DI ERACLITO E QUELLO DI EMANUELE SEVERINO. già pubblicato su Amici a cui piace Emanuele Severino

 

Per Eraclito “Tutto è uno“, tutte le cose, pur nella loro diversità, sono uno. Ogni cosa è fondamentalmente un opporsi al proprio contrario e questo opporsi è l’identità del diverso. L’essenza di ogni cosa sta nella “concordanza alla discordia”: ‘pòlemos è proprio questa opposizione a ciò che non è sé.
Lo sguardo del filosofo deve puntare a cogliere l’unità nella divisione, l’armonia nel contrasto, insomma nel ‘pòlemos’ che consiste, a ben guardare, in una invisibile armonia. Sensibilmente appare che i contrari sono in lotta con il proprio negativo. E’ per questo che l’uomo comune coglie soltanto il significato superficiale della lotta come opposizione. Sta al filosofo comprendere che il negativo è il positivo e viceversa, e che la guerra non è divisione ma originaria unità di positivo e negativo.
In questa lotta eraclitea avviene che uno dei due contrari ha la meglio sull’altro ma non in maniera definitiva perché il divenire in cui i contrari sono coinvolti non si arresta. L’esito della lotta può dunque essere rovesciato perché il divenire è appunto il susseguirai di vittorie e sconfitte.
L’apparire sensibile è apparire del ‘logòs’: il filosofo autentico scorge nell’alternanza visibile l’essenza del ‘logòs’. La sostanza materiale di tutte le cose è il ‘fuoco’ che è strutturato secondo la legge del ‘pòlemos’. Ed è noto al pensiero filosofico che il fuoco è la metafora del divenire.
Il contrasto cela dunque un’armonia non visibile agli occhi dei ‘dormienti’ (Severino direbbe ‘dei mortali’). Scrive infatti Eraclito che “la natura delle cose ama celarsi“. Molti frammenti di Eraclito sottolineano che il ‘logòs’ non viene visto dai dormienti che pure lo hanno davanti agli occhi.
Il ‘logòs’, che è comune a ogni cosa, non appartiene a nesssuno. Ed è proprio qui che si cominciano a notare significative affinità tra questi frammenti eraclitei e il pensiero di Emanuele Severino.
Vediamone qualcuna: Eraclito scrive che “quest’ordine, che è identico per tutte le cose non lo fece nessuno degli dei né gli uomini, ma era sempre ed è e sarà fuoco eternamente vivo, che secondo misura si accende e secondo misura si spegne“,
Severino scrive: la struttura originaria “non è ‘un prodotto teorico’ dell’uomo (come singolo, o come gruppo sociale); e non è nemmeno ‘Dio’ o il prodotto di un dio. Ma è il luogo, già da sempre aperto, della Necessità e del senso originario della Necessità” (La struttura originaria, pp. 13 -14). Aggiunge Severino: “Se dire che la verità è mia significa che essa è il prodotto di un individuo umano, o qualcosa di cui il mortale può in qualche modo disporre […], allora non c’è nulla di più lontano di questa affermazione dal contenuto de ‘La struttura originaria’: in questo senso si deve dire, all’opposto, che la verità è tale solo in quanto non è mia, o tua, o di un gruppo sociale [ … ] in quanto ascoltata da me, cioè dalla fede in cui “io” come individuo mortale consisto, la verità non può essere verità” (La struttura originaria, pp. 88 – 89).
Eraclito conferma: “Ascoltando non me, ma il logòs, è saggio convenire che tutto è uno”.

Sorgente: (98) Amici a cui piace Emanuele Severino

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