Severino sbarca in America | di Andrea Cimarelli in Ritiri Filosofici

Essenza del nichilismo è senz’altro una delle opere più importanti all’interno della bibliografia di Emanuele Severino e la recente pubblicazione della sua prima traduzione in inglese, realizzata da Giacomo Donis per conto di Verso Books con il titolo The essence of nihilism, ci offre lo spunto giusto per fare luce su alcuni passaggi chiave di un testo ancora oggi decisivo.

Edita nel 1972, questa raccolta di saggi può essere considerata il vero e proprio atto d’affermazione del pensiero severiniano sul palcoscenico filosofico italiano; e non soltanto per i contenuti che propone. Parallelamente al piano speculativo infatti, Essenza del nichilismo è una delle più chiare testimonianze dell’imprescindibilità, per un grande pensatore, di rinnegare le proprie idee, e con esse la propria natura, sotto la pressione di cause esterne. Come molti sapranno infatti, questa pubblicazione giunge alla fine di un clamoroso processo d’indagine da parte del mondo ecclesiastico che dopo quasi dieci anni di osservazione e due sentenze di condanna – la prima risalente al 1968 ad opera della Congregazione per l’educazione cattolica, dicastero atto al controllo degli istituti di formazione collegati alla Chiesa, e la seconda al 1970 ad opera della Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio) – porterà il filosofo bresciano non solo fuori dalla comunità cristiana (separazione per sua stessa ammissione consensuale), ma anche all’allontanamento dall’Università Cattolica di Milano.

Tutto questo però non scompose più di tanto Severino, che non solo continuò a scrivere saggi che rimarcavano ulteriormente la sua incompatibilità con la proposta del messaggio cristiano come Ritornare a Parmenide (1964) o Il sentiero del Giorno (1967), ma due anni dopo la “scomunica”, decise di raccoglierli e pubblicarli per rendere chiaramente visibili gli argomenti su cui si poggiava quel divorzio. Il risultato fu l’esplosione di un fenomeno filosofico che nonostante alcuni abbiano provato a classificare come “neoparmenidismo” in realtà continua a sfuggire ad ogni tentativo di derivazione, quindi di depotenziamento, grazie ad una forza argomentativa che vanta pochissimi elementi di paragone lungo la storia del pensiero occidentale.

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