Giulio Goggi, Emanuele Severino”, Lateran University Press. Intervista all’autore

Il volume di Giulio Goggi, intitolato “Emanuele Severino” (Lateran University Press), e presentato il 13 aprile alla Pontificia Università Lateranense, va a sviscerare il pensiero del filosofo. I temi della critica di Severino investono la fede intesa come volontà che il mondo abbia un senso piuttosto che un altro. Intesa in questi termini, la fede costituisce una violenza contro la pluralità irriducibile di tutti gli alternativi sensi possibili del mondo. Ed è contraddittorio anche il messaggio di fede (kérygma) in quanto avvolto dalla persuasione che il mondo sia creato, quindi esca dal nulla e vi faccia ritorno. Severino era arrivato a criticare alla radice la concezione della trascendenza di Dio e i capisaldi del Cristianesimo, che definiva “parte dell’alienazione essenziale dell’Occidente”.

Goggi qual è la tesi su cui verte il suo volume?

«Al centro del volume sta l’affermazione dell’eternità dell’ente in quanto ente: dire che ogni ente è un eterno significa che non c’è stato un tempo in cui ancora non era e che non ci sarà un tempo in cui non sarà più; il tempo in cui l’ente “non è” è il tempo in cui l’ente, ossia il “non-niente”, è niente, e questa identificazione dei non identici (il “non-niente” e il “niente”) è l’impercorribile assurdo. Nel libro si sostiene la tesi che il discorso di Severino sul senso dell’essere (un discorso estremamente articolato e ricco di sviluppi importanti) si va a poco a poco assestando procedendo in modo fondamentalmente compatto rispetto al nucleo centrale dell’affermazione inaudita dell’eternità dell’ente in quanto ente – e che la “svolta” impressa dalla testimonianza di questa grande luce si traduce in una radicale messa in questione dell’intera storia dell’uomo, caratterizzata dalla persuasione che le cose siano nel tempo e cioè siano un “divenir altro”.

Nel libro si fa vedere che tutte le problematiche teoretiche e storico-teoretiche del discorso di Severino sono attraversate dal tema dominante della verità dell’essere considerata in rapporto alla questione della salvezza che trova la sua grandiosa soluzione negli scritti più recenti. Una delle implicazioni più rilevanti della tesi dell’eternità dell’ente – a sua volta implicata dalla necessità di tener fermo l’esser sé dell’essente – è la necessità che ogni sopraggiungente sia oltrepassato. Severino chiama questo procedere infinito degli eterni la Gloria della terra. Lo stesso Severino fa quindi vedere che questo dispiegamento culmina nella manifestazione della totalità di dolori e delle angosce apparsi lungo la storia del mortale e che questa manifestazione sopraggiunge nell’atto stesso in cui appare il Tutto concreto e infinito dell’essere che quei dolori e quelle angosce oltrepassa infinitamente. Siamo destinati a questa sovrabbondanza incipiente del Tutto, che Severino chiama la Gloria della Gioia, e alle sue manifestazioni sempre più alte e concrete. Nella sua ultima parte il libro si sofferma a lungo, ovviamente nei limiti consentiti da una monografia, proprio su questo tratto del discorso di Severino rispetto al quale, a tutt’oggi, non sono usciti degli studi specifici».

per l’intera intervista vai a:

Sorgente: La strada per la Salvezza secondo Emanuele Severino

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