NICOLETTA CUSANO interviene sull’ “essere allievi di Emanuele Severino” in relazione all’incontro del 17 dicembre 2017 al Teatro Parenti di Milano: omaggio degli allievi a EMANUELE SEVERINO. Video di 4 minuti

l’intervento di Nicoletta Cusano:

Premetto che sono più che dispiaciuta di non poter essere presente oggi e ringrazio sinceramente gli organizzatori per questa opportunità alternativa di collegamento. Evito qui facili battute, prof. Severino, sulla tecnica, Saluto calorosamente i presenti e in modo particolare lo stesso prof. Severino.
Vado subito al significato decisivo della giornata di oggi, cioè “essere allievi di Emanuele Severino”. Dico la cosa che mi pare più importante e cioè che non si può essere allievi di Emanuele Severino se con questa espressione si intenda di seguire un maestro, E’ Severino stesso a chiamarsi fuori da questa logica nel momento in cui afferma che la sua riflessione è la testimonianza dello stare innegabile dell’essere, che in quel linguaggio prende il nome di “destino”, da intendersi appunto in senso etimologico.
Parafrasando Eraclito che affermava che “non ascoltando me ma il logos è saggio convenire che tutto è uno”, anche in relazione a Severino si deve dire che non ascoltando lui ma lo stare del destino, è necessario affermare che tutto è eterno.
Insomma, a mio avviso, si deve prendere sul serio e alla lettera quanto Severino afferma e vedere nella sua riflessione l’apertura di un luogo logico che che è essenzialmente riducibile a quelli apparsi fino qui. Ed è con quel luogo logico e con la fondatezza del contenuto che si deve confrontare la riflessione filosofica, al di là di qualsiasi personalismo,
A me pare che alla riflessione di Severino si debba riconoscere il rigore dell’autentica filosofia teoretica, che per definizione è sempre rivolta al fondo ultimo delle questioni. E in quel linguaggio questo rigore si manifesta in almeno 4 momenti fondativi e deduttivi che a me, l’ho già detto in vari contesti, paiono risolutivi. Sicuramente la fondazione dell’eternità dell’essente nella sua composita articolazione; la risoluzione della cosiddetta “aporetica del nulla assoluto”, cioè la questione della pensabilità del nulla assoluto; e qui vorrei sottolineare, come ho già fatto in altri contesti, che se non si risolve tale questione, non si può parlare dell’errore, della contraddizione, del contraddirsi, dell’insignificanza; la deduzione dell’esistenza dell’altro, come forse l’idealismo tedesco aveva cercato di fare; infine, ma attenzione ultimo solo nell’ordine del discorso, la fondazione che quel linguaggio chiama “Gloria”, e che poi indica, detto brevemente, l’inesauribilità di quella che qui, per brevità, possiamo chiamare esistenza.
Io concludo sottolineando l’aspetto a cui più tengo in questo contesto e cioè che chi ritenga fondate queste posizioni ha un compito: quello di proseguire nel cammino inaugurato da Severino. E lo deve fare con una consapevolezza, la consapevolezza che quanto ha detto Severino non è tutto quello che c’è da dire, e cioè che Severino ha iniziato a dirlo.
Io con questo chiudo. Ringrazio ancora gli organizzatori e i presenti per l’attenzione e auguro a tutto un’ottima prosecuzione di giornata.

(trascrizione a cura di Vasco Ursini)

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