Il convegno di Brescia del 2-3 marzo 2018 per celebrare Emanuele Severino | articolo in Ritiri Filosofici

Due sono stati i momenti più significativi del congresso. Il primo è stata la conclusione della prima giornata: lì Severino ha dialogato con Biagio De Giovanni, accademico dei Lincei, professore emerito di Filosofia politica all’Università Orientale di Napoli, sul tema “Eternità, potenza, tecnica”.
De Giovanni ha esordito osservando che la dominazione tecnologica sia un evento che segna negativamente il destino dell’Europa, mentre Severino ha ricordato come la tecnica rappresenti l’esito più congruente della filosofia europea. Il filosofo napoletano ha poi domandato se l’avvento della tecnica sia un evento insuperabile e Severino ha risposto che sarà superato, ma che il suo superamento coinciderà con il superamento della stessa volontà di potenza che anima lo spirito occidentale. De Giovanni, ricordando la sua formazione attualista, ha osservato che la fine della volontà coincide nella filosofia di Gentile con la fine della vita stessa e che Gentile avrebbe definito la filosofia del maestro bresciano “nichilista”. Severino ha risposto che invece la morte è la condizione necessaria all’avvento  della terra che salva e, mentre De Giovanni osservava che la storia è contraddizione perpetua ed insuperabile, Severino ha obiettato che la contraddizione della storia deve essere necessariamente oltrepassata.
Il secondo momento più significativo è stato la conclusione del congresso la seconda giornata con Graham Priest, professore emerito all’Università di New York, logico non classico, famoso esponente del dialeteismo. Priest ha esposto la logica dialeteista sostenitrice della tesi che esistano enunciati contraddittori (A e non-A) che sono entrambi veri, sottolineando come da tale affermazione non segua il trivialismo, cioè l’asserzione che ogni enunciato è al contempo sia vero che falso. Priest  ha poi analizzato l’argomento di Aristotele e Severino a sostegno del principio di non contraddizione (PNC). Essi mostrano che il PNC non è suscettibile di dimostrazione, essendo un principio, ma la sua validità può essere mostrata mostrando che anche colui che lo rifiuta lo deve presupporre (elenchos). Priest sostiene che il ragionamento non è valido perché rappresenta una petizione di principio, cioè pone già alla base del ragionamento ciò che dovrebbe dimostrare.  Si è poi tenuto il dialogo tra Priest e Severino. Il filosofo bresciano, invertendo i ruoli, ha domandato perché il PNC debba essere ritenuto valido. Priest ha risposto che la sua evidenza e la sua validità sono oggetto di discussione. Severino ha allora fatto notare che Priest assume nella sua teoria il PNC senza possedere una ragione autentica della sua validità e che quindi la stessa teoria di Priest  non può avere validità assoluta, ma è fondata su un presupposto non adeguatamente giustificato.

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Un convegno a Brescia per celebrare Emanuele Severino | Ritiri Filosofici

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