I DUE SGUARDI DI GIANO, Luciano Tomagè, pubblicato nel gruppo fb amici di Emanuele Severino

I DUE SGUARDI DI GIANO

L’antico dio romano Giano “bifronte” volgeva lo sguardo in avanti e all’ indietro, cioè verso il futuro e verso il passato. Nelle sapienze che nutrono la storia del mortale in questa landa desolata che è l’ Occidente, l’ immagine del dio Giano esprime un valore simbolico di grande pregnanza ontologica, poichè il passato e il futuro rappresentano gli estremi punti di contatto con le cose che oscillano tra l’ essere e il nulla rispetto al presente. In altre parole, la testa bifronte di Giano è il simbolo del tempo e della dominazione sul tempo che lo sguardo divino, lo sguardo dell’ eterno, intende esercitare.

La forma alienata della verità prende corpo nelle sapienze dei mortali che abitano il tempo e che percorrono (inconsapevolmente) il sentiero della notte alla ricerca di un farmaco per la loro malattia terminale. Giano è un rimedio simbolico per la ferita originaria insaputa, quella della verità. E lo sguardo in avanti e all’ indietro del dio Giano è la testimonianza simbolica di una fede essenziale che costituisce il mortale, la fede nellla capacità di dominare l’ oscillazione delle cose tra l’ essere e il nulla, cioè il divenire altro di tutte le cose del mondo, se ci si identifica allo sguardo dell’ eterno, allo sguardo divino. La felicità, per il mortale che vive lungo i millenni, consiste nel premio di questa virtù fondamentale: il sapere assoluto, sciolto dalle catene del divenire.
Fino a due secoli fa, la filosofia è stata la pratica di questa virtù, meglio: ha inteso esserlo. Allora concludiamo sul significato dell’ immagine bifronte del dio, dicendo che:
se il suo senso simbolico testimonia della Follia del mortale che ha fede nel dominio metafisico sul tempo e che questa fede è possibile solo sul fondamento di una fede più originaria che è quella nel divenire altro delle cose, allora l’ immagine bifronte del dio Giano si offre anche ad un’ altra interpretazione che non soggiace alla persuasione dei mortali ma che indica la direzione dell’ altro sguardo, dell’ altra fronte del dio, la direzione del destino che siamo veramente. Non del tempo in cui abitiamo come mortali, che è appunto il tempo del nulla essenziale che lo costituisce all’ interno della sua Volontà, della sua fede.
L’ ALTRO VOLTO del dio Giano è una traccia che il destino lascia sul corpo martoriato della Terra isolata, un segno che traccia il solco dove piantare il seme della verità. L’ altro sguardo di Giano è opposto al suo opposto, è altro dal suo altro, è lo sguardo che vede l’ apparire dell’ apparire dell’apparire della verità. Una traccia del destino che ci indica in quale misura la dolorosa lacerazione nel petto del mortale si consuma: si, perchè il “mortale” è una forma essenziale dell’ alienazione nichilistica della verità ma vive insieme all’ altro sguardo, quello dell’ apparire del destino. Di più: il mortale appare SOLO alla luce della Verità del destino, che ne rappresenta il fondamento incontrovertibile della sua smentita.
Uno sguardo nega l’ altro, ecco. Gli sguardi opposti sono uniti nell’ apparire della verità, che siamo noi. All’ interno di questo orizzonte si colloca il nulla del divenire altro che appare all’ altro sguardo e che, nella testa dei mortali occupa l’ intero spazio della prospettiva.
Così va il destino, ha bisogno dell’ errore per confermare la sua verità e la necessità che il suo contenuto sia necessario, non contingente! Contingente, libero, precario, transeunte, è invece tutto ciò che appare all’ altro sguardo, quello del mortale che portiamo dentro ineliminabilmente. INELIMINABILMENTE.

2 pensieri riguardo “I DUE SGUARDI DI GIANO, Luciano Tomagè, pubblicato nel gruppo fb amici di Emanuele Severino

    1. Certamente, anche la follia è un ente eterno e necessario. E il modo in cui si è manifestata dando vita all’ Occidente non poteva e non puo’ che essere quello e non altro. Necessario il Destino e necessaria la Follia, necessari entrambi i due volti di Giano.

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