PER CAPIRE COME E QUANTO SIA IMPOSSIBILE, CIOE’ SIA NECESSARIO CHE NON ACCADA … di Luciano Tomagè, già pubblicato in Amici di Emanuele Severino

PER CAPIRE COME E QUANTO SIA IMPOSSIBILE, CIOE’ SIA NECESSARIO CHE NON ACCADA, liberarsi dalla Volontà che ci tiene in pugno dalla nascita alla morte e che costituisce la fonte originaria di tutti i nostri mali, basti pensare alla struttura elementare della niostra vita. Già dicendo “vita”, si sta parlando di quella “Volontà di vita” che anima ogni individuo delle varie specie che compongono l’ immensità della Terra, ad ogni stadio evolutivo della propria esistenza.
Il presunto “fatto” che la vita sia “animata” da una scintilla che si accende e si spegne in un infinito processo naturale, costituisce la nostra persuasione fondamentale, la fede del mortale in quanto tale, cioè in quanto “volontà di vita”.
Allora, perchè sosteniamo che sia impossibile liberarcene? Rispondiamo.
Innanzi tutto perchè la vità è prassi, azione pratica.
In ogni momento della nostra vita noi siamo sempre accompagnati dalla volontà di “decidere” l’ azione attuale. Siamo sempre immersi in questo flusso di decisioni, azioni e reazioni, da soli o in compagnia, di notte e di giorno. Interiormente ed esteriormente, Ebbene, cio’ che ci costituisce in quanto individui è proprio questa volontà che si individua in ciascuno di noi, come unità separata dalle altrui volontà. E’ QUESTA VOLONTA’ CHE DECIDE. E questo grado di separazione originario si specifica nella prassi dell’ azione quotidiana, dove ciascun individuo si trova contrapposto ad ogni altro, in quella che Eraclito sosteneva essere, appunto, la legge trascendentale della “vita”, il polemos. La contrapposizione è contrapposizione di scelte, decisioni, abitudini, volute coscientemente o inconsciamente, ma comunque decisioni prese nel contesto della vita pratica. Con l’ apparire della Volontà, che si inoltra insieme alla totalità della Terra nel cerchio dell’ apparire e si individua in ogni ente, si apre il regno della Possibilità al mortale, il regno della Libertà, ma nondimeno questa libertà si gioca sempre dentro l’ orizzonte finito della sua propria esistenza.
La Terra, con quell’ ente che appare originariamente nel cerchio finito dell’ Io e che è appunto la Volontà, rimane isolata dalla struttura del Destino che la accoglie e ne fonda la contraddizione (di se stesso) . Può sembrare un paradosso, ma è la Verità a fondare l’ errore che avvolge la Terra come una cappa di alienazione.
Orbene, il mortale, ciascuno di noi, vive e decide all’ oscuro della Verità che governa fatalmente la legge della Terra e che gli si oppone come il giorno alla notte.
Il mortale percorre il sentiero della notte inevitabilmente poichè lo percorre eternamente, cioè la Volontà che lo anima nella sua sete di vita è un ente eterno. Abbiamo appena detto che al di là della presunzione del mortale, la Terra è governata dalla legge del Destino. La legge del Destino stabilisce che tutto è eterno, ogni ente. E la Volontà è un ente al pari di tutti gli altri enti eterni. E’ un ente necessario, oltre che eterno. Ma anche poichè è eterno.
E’ un ente necessario alla Verità, per determinarne l’ alterità, per costituire la struttura originaria di relazione tra gli opposti fondamentali: verità e volontà. Il contenuto eminente della Verità è la Necessità. Il contenuto eminente della Volontà è il Possibile (la libertà, la contingenza della scelta e della decisione nell’ atto della realizzazione pratica).
Rimane da introdurre il senso dell’ agire pratico, la struttura dell’ azione umana, per chiudere il giro di concetti.
La struttura fondamentale dell’ azione consta del suo scopo determinato che la definisce in quanto tale, e degli strumenti mobilitati dalla volontà cosciente di realizzarlo. Ora, ogni nostra azione è indirizzata ad uno scopo che realizza il nostro desiderio, il contenuto specifico della nostra volontà. L’ individuo, in altre parole, è SEMPRE ATTIVO nello stabilire attimo dopo attimo la coincidenza dello stato di cose reale alla conformazione del suo volere. E’ implicito, in questo comune modo di pensare, che la realtà del mondo sia disponibile, al cambiamento e alla trasformazione, in un senso determinato dalla nostra Volontà, in tutto o in parte. La Volontà di potenza sul Mondo, presuppone un mondo disponibile al cambiamento e alla trasformazione “realisticamente” volute.
Tiriamo le somme: noi agiamo sempre, la vita è azione, come ci insegnano le filosofie vitalistiche da più d’ un secolo a questa parte, e ogni azione ha uno scopo ( che la qualifica). Questo scopo è coerente alla logica del pensiero ALIENATO DEL MORTALE che crede nel divenire altro. Cioè adotta, anche per se’ stesso, la regola che il mondo sia un processo di trasformazione nichilistica dell’ Essere, dove cioè ne va dell’ Essere (L’ Essere va nel Nulla).
Noi siamo questo contrasto tra la Volontà e la Necessità, che costituiscono le polarità della struttura originaria della verità e questo nostro petto lacerato dalla separazione di ciò che è necessariamente unito all’ origine per l’ eternità, attende la fine del dolore e dela morte, il tramonto di ciò che, essendo il contenuto di una fede (ed essendo questa fede un contenuto della Terra), è necessario che tramonti. Il tramonto della fede nel divenire, che è l’ essenza del Nichilismo (la patria dell’ Occidente) è atteso dal Destino che batte nel nostro petto come il cuore della Verità.

via (7) Amici di Emanuele Severino

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