L’anelare come “attesa”, di Vasco Ursini, in Amici di Emanuele Severino

 

Se l’uomo non è il mortale, ma l’apparire del destino della verità e se l’apparire di tale destino è contraddizione ( e precisamente contraddizione C), allora l’ “anelare” causa l’irrequietezza della contraddizione che l’uomo avverte intensamente. Irrequietezza che è l’apparire della necessità dell’oltrepassamento di ogni configurazione della terra.
L’anelare è dunque un vedere la necessità dell’oltrepassamento del luogo in cui esso si apre e quindi solo il destino della verità può essere l’anelante.
Poiché nel linguaggio dell’Occidente l’anelare implica invece il volere, il progettare, il credere nel divenir altro degli essenti, è preferibile usare la parola “attesa” perché tale parola allude alla consapevolezza di qualcosa che “non può non accadere”.

via (10) Amici di Emanuele Severino

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