Ogni compito presuppone la volontà, cioè si presenta come tale davanti alla potenza della volontà. La Follia della volontà è insieme la Follia del compito. È la Follia della libertà, quando i compiti sono affrontati da coloro che si credono liberi di eseguirli o di non eseguirli; ed é la follia della volontà costretta, collocata cioè all’interno di una prospettiva deterministica della realtà. La negazione del nichilismo è anche la negazione della libertà; ma non nel senso che sia l’apologia della schiavitù. La schiavitù è l’incapacità di avere quella libertà che lo schiavo e il libero credono di vedere presente nei liberi. Anche la schiavitù, in cui la volontà è costretta, è fede nella libertà. Ma anche la volontà deterministicamente intesa è fede di essere una potenza capace di far diventare altro le cose e gli essenti.
Il destino della verità mostra che la fede sull’esistenza di compiti, e dunque di “leggi morali”, non vede la ‘necessità’ dell’accadimento della terra. Tutto ciò che accade non è il risultato di un progetto umano o divino, che se fosse stato più “rettamente” realizzato avrebbe potuto evitare la Follia dell’isolamento della terra e del nichilismo. L’isolamento della terra non può non accadere – e non può non accadere così come appare. Qualcosa come un “compito”, o dovere, legge morale – ma anche qualcosa come la non esecuzione del compito e la trasgressione del dovere e della legge morale – appartengono alla terra isolata e al nichilismo. Sono forme della volontà e della potenza.
Come l’isolamento della terra non è una colpa che si sarebbe potuta evitare, così anche il tramonto dell’isolamento non è una salvezza che l’uomo ha il compito di raggiungere mediante una ‘eupraxia’ realizzando la quale, potrà salvarsi, e perdersi se non la realizza: è ‘necessità’ che l’uomo vada verso di sé, cioè verso la Gioia.
( E. SEVERINO, Oltre l’uomo e oltre Dio)
