TECNICA E BESTIALITÀ DELL’UOMO, da Emanuele Severino, “Il destino della tecnica”, 1998, pp. 35-36

 

Non si comprende che la manipolazione dell’uomo da parte delle tecnologie genetiche non è differente, nella sua essenza, dalla manipolazione in cui consiste ogni forma di educazione e cultura. La coltivazione spirituale dell’uomo può trasformare l’individuo molto più radicalmente di qualsiasi manipolazione genetica; può spingerlo molto più lontano di ciò che la tradizione occidentale considera come la “condizione naturale” dell’uomo. Negando ogni inevitabilità e ogni necessità, il pensiero contemporaneo nega anche l’esistenza di quella forma di inevitabilità che è costituita dalla “natura” dell’uomo; sì che anche la trasformazione più radicale della realtà umana perde quel carattere di violenza che invece essa mantiene quando la si commisura alla “natura” più o meno profondamente trasgredita. Se non c’è pietra di paragone, non c’è trasgressione.

Emanuele Severino, “Il destino della tecnica”, 1998, pp. 35-36

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Un pensiero riguardo “TECNICA E BESTIALITÀ DELL’UOMO, da Emanuele Severino, “Il destino della tecnica”, 1998, pp. 35-36

  1. E’ difficile rendersi conto che quello che dice Severino è vero, ed è difficile soprattutto perchè non ci siamo abituati. Mi riferisco all’affermazione dell’idea che non c’è molta differenza tra la manipolazione culturale dell’uomo e quella genetica o – più estesamente – biologica. Avi Greenberg, parlando in tutt’altro contesto, afferma che gli uomini sono disposti a fare molte cose per la fede (quale che ne sia il contenuto: religioso, politico, filosofico, o altro che sia): gli uomini possono arrivare perfino a uccidere in nome di una fede. Ebbene, la fede intesa in questo modo è una manipolazione culturale. Anche se ciascuno può scegliere da sè che fede abbracciare, resta il fatto che essa è un prodotto del pensiero umano e che si introduce nella cultura (ossia nei contenuti dell’io empirico dell’individuo) del singolo individuo. Quello che è importante sottolineare è che tale fede è dunque una manipolazione, ossia – precisamente – un’azione che l’uomo svolge su sè stesso o sui suoi simili.
    Dunque – qui sta il punto! – sotto il profilo concettuale, non c’è alcuna differenza tra manipolare la mente e manipolare il corpo, e – diciamolo subito – possono uscire cose mostruose da entrambe le attività (come ormai c’insegna l’epigenetica). Solo che ciascuno di noi è più o meno convinto che dalla manipolazione della cultura l’individuo – e specialmente per quanto lo riguarda personalmente – lasci liberi di uscire dalla manipolazione quando vuole, mentre ritiene impossibile che accada la stessa cosa se si parla di manipolazione fisica. Ma questa idea è assolutamente illusoria. La “forma mentis” (mentis inteso come apparato emotivo, concettuale, etico ecc. di ciascuno) che ciascuno ha non cambia più di tanto, nemmeno con un’autoriflessione approfonditissima (si pensi alla psicoanalisi, che – secondo Freud – nella clinica deve mirare a poche trasformazioni sufficienti a far sì che l’individuo viva in modo sufficientemente soddisfacente, senza cercare di trasformarlo in un superuomo). Ma soprattutto, se cambia, passerà da una fede a un’altra, e non certo a una libertà che si configurerebbe come “vuoto da riempire”: l’io empirico è sempre fatto di contenuti. Il biologico non è diverso, dal momento che si presenta come una configurazione non modificabile più di tanto. Ma soprattutto, se cambia, passerà a un’altra configurazione, e non certo a un “vuoto da riempire”. Per il resto la libertà di cambiare il proprio aspetto biologico (cellule, genoma, capacità motorie, performance degli organi, ecc.) è già da ora applicata dalla medicina al potenziamento delle funzioni corporee. Anche l’io corporeo è sempre composto da contenuti, anche se – a prima vista – hanno un aspetto più massiccio e materiale di quelli mentali.
    Caso mai, se parliamo di manipolazioni – biologiche o culturali che siano – parliamo sempre di un fenomeno sociale, nel senso che riguarda l’intera specie umana sul pianeta. Essa sarebbe manipolata in modo “naturale” dall’evoluzione (come per ogni altro essere biologicamente vivente); ma l’unica differenza con quella indotta dall’uomo su sè stesso sarebbe che, mentre la prima avverrebbe in modo casuale e molto lento, la seconda sarebbe finalizzata e molto rapida: non è affatto detto che i risultati siano migliori o peggiori (come per la selezione di razze di piante, animali e microbi a uso umano, OGM compresi). In altre parole, dopo aver decostruito il concetto di “natura”, il nichilismo occidentale può divenire consapevole che anche le remore alle manipolazioni biologiche non sono altro che una fede, che alcuni sceglieranno di abbracciare e altri sceglieranno di rifiutare.

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