CHE COSA E’ L’ARTE SECONDO BENEDETTO CROCE… , Benedetto Croce, Breviario di estetica

CHE COSA E’ L’ARTE SECONDO BENEDETTO CROCE… Quando si comincia a provare la stanchezza dell’infeconda difesa dell’uno o dell’altro punto di vista parziale; quando, soprattutto, dalle ordinarie opere d’arte, che sono prodotti della scuola romantica e della classica, dalle opera convulse di passione e da quelle freddamente decorose, si volge lo sguardo alle opere, non degli scolari ma dei maestri, non dei mediocri ma dei sommi; si vede dileguare lungi il contrasto e non si ha più modo di adoperare l’uno o l’altro motto di scuola: i grandi artisti, le grandi opere, o le parti grandi di quelle opere, non si possono chiamare né romantiche né classiche, né passionali né rappresentative, perché sono insieme classiche e romantiche, sentimenti e rappresentazioni; un sentimento gagliardo, che si è fatto tutto rappresentazione nitidissima. Tali, segnatamente, le opere dell’arte ellenica, e tali quelle dell’arte e della poesia italiana; la trascendenza medievale si fissa nel bronzo della terzina dantesca; la malinconia e il soave fantasticare nella trasparenza dei sonetti e delle canzoni del Petrarca; la saggia esperienza della vita e la celia verso la fede del passato, nella limpida ottava dell’Ariosto; l’eroismo e il pensiero della morte, nei perfetti endecasillabi sciolti del Foscolo; l’infinita vanità del tutto, nei sobri ed austeri canti di Giacomo Leopardi. Perfino (sia detto tra parentesi e senza intenti di parificazione con gli altri esempi ora recati) i raffinamenti voluttuosi e la sensualità animalesca dell’odierno e internazionale decadentismo hanno avuto forse la loro migliore espressione nelle prose e nei versi di un italiano, del D’Annunzio. Erano tutti costoro anime profondamente passionali (tutti, anche il sereno Lodovico Ariosto, così amoroso, così tenero, e reprimente spesso la commozione nel sorriso); e le loro opere d’arte sono il fiore eterno, che spuntò sulle loro passioni.Codeste esperienze e codesti giudizi critici si possono compendiare teoricamente nella formula: ciò che dà coerenza e unità all’intuizione è il sentimento; l’intuizione è veramente tale perché rappresenta un sentimento, e sol da esso e sopra di esso può sorgere. Non l’idea, ma il sentimento è quel che conferisce all’arte l’aerea leggerezza del simbolo; un’aspirazione chiusa nel giro di una rappresentazione, ecco l’arte; e in essa l’aspirazione sta solo per la rappresentazione, e la rappresentazione solo per l’aspirazione. Epica e lirica, o dramma e lirica, sono scolastiche divisioni dell’indivisibile; l’arte è sempre lirica, o, se si vuole, epica e drammatica del sentimento.(Benedetto Croce, Breviario di estetica)

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