Sul “ripensare Parmenide”. Fraintendimenti e distorsioni del pensiero severiniano, nota esplicativa di Vasco Ursini

E’ assai frequente nei critici di Severino la tendenza a fraintendere e/o a distorcere il suo pensiero, sia per il nichilismo in cui essi sono avvolti che per la lettura frettolosa e superficiale  che danno dei suoi testi. Poi c’è la questione della “sistematicità” del pensiero severiniano, per la quale ogni testo presuppone il precedente: dunque, se il critico sta criticando una affermazione contenuta nel libro che sta esaminando ma ignora il precedente, rischia di travisarne il contenuto andando fuori strada. Infine, ad ostacolare l’esatta comprensione dei testi severiniani c’è in essi l’uso di un linguaggio del tutto nuovo – il linguaggio che testimonia il destino – che si porta oltre il pensiero e il linguaggio dei mortali dell’Occidente. Per questo diventa arduo comprenderlo.

Tra le più frequenti distorsioni primeggia quella che definisce il pensiero severiniano come una forma di Neoparmenidismo. Osservo che tale termine non è mai stato usato da Severino, per il quale l’espressione “Ritornare a Parmenide” ( che è poi anche il titolo del rivoluzionario saggio del 1964) non significa riproporre il passato, ma significa, semplicemente, “ripensare Parmenide”, ritornare il bivio da cui si dipartono il “Sentiero della Notte” – quello imboccato e percorso dall’Occidente – e  il “Sentiero del Giorno” non percorso, dove nessun Immutabile domina il divenire. “Ritornare a Parmenide”, per Severino, significa, dunque, oltrepassarlo in modo del tutto diverso da come è stato oltrepassato nel “parricidio” compiuto da Platone.

C’è poi da aggiungere che l’essere a cui si riferiscono gli scritti di Severino è la negazione dell'”Essere” di Parmenide: quello di Severino non è l'”Essere” vuoto e astratto di Parmenide, ma è la totalità concreta degli essenti. Ciò che Parmenide dice dell’Essere” bisogna dirlo della totalità concreta degli essenti in quanto essenti, cioè che sono eterni. Ma, affermando che gli essenti sono nulla, il pensiero di Parmenide si pone come la prima gigantesca forma di nichilismo.

 

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