Intervista a Luigi Vero Tarca su “Ritornare a Parmenide” di Emanuele Severino, in diogenemagazine.it

un estratto:

In quale contesto storico-culturale nacque l’articolo Ritornare a Parmenide?
Va detto innanzitutto che affrontare la filosofia di Severino in termini di ricordi, contesti storico-culturali, momenti storici e simili significa collocarsi all’interno di un’ottica che, dal punto di vista del contenuto della sua filosofia, costituisce fondamentalmente un errare, dunque qualcosa che tradisce quella verità che il suo linguaggio cerca di testimoniare. «Ricordare è errare», si legge infatti a pagina 13 del libro di Severino intitolato Il mio ricordo degli eterni. Autobiografia (Rizzoli, Milano 2011). Questo punto egli lo ribadisce ripetutamente nel suo scritto e – vorrei aggiungere un po’ scherzosamente – se è un errare il suo ricordo di quel periodo e di ciò che di esso lo ha riguardato, figuriamoci il mio di ricordo! Tanto più che, a quel tempo, io ero ancora davvero un ragazzino, e che oltre tutto non sono nemmeno uno “storico” in grado di dare risposte autorevoli almeno dal punto di vista “scientifico”. Tuttavia, proprio tenendo presente da un lato che anche astenermi dal rispondere alle domande sarebbe un errare nello stesso senso in cui lo è il partecipare a questo “gioco del ricordo” e dall’altro che nel destino della verità anche ogni “erramento” viene conservato e vi appare in una luce nuova, mi presto volentieri a questa conversazione.
Nel 1964 – questo l’anno di pubblicazione di Ritornare a Parmenide – eravamo alle soglie di quello che sarebbe poi stato chiamato “il Sessantotto”, cioè di un movimento che evocava una “rivoluzione radicale”, capace di investire tutti gli aspetti dell’esistenza, da quelli più generali e politici a quelli più personali e sentimentali. Ripensando al termine “movimento”, alla sua vitalità giovanile, e al suo fondere insieme (a rischio anche di con‑fonderli) tutti gli aspetti dell’esistenza (compresi sentimenti, emozioni e commozioni), mi verrebbe da dire – concedendomi il lusso di un neologismo – che allora si respirava un’aria di grande “commovimento”.

segue

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Sorgente: Intervista a Luigi Vero Tarca su “Ritornare a Parmenide” di Severino

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