nell’architettura contemporanea, la bellezza non appare più come valore assoluto, ma come “la configurazione che le opere dell’uomo vengono ad assumere in rapporto ai suoi scopi”, tratto dal Retro di copertina del saggio di Emanuele Severino, Tecnica e architetture, Raffaello Cortina Editore, Milano 2003

TECNICA E ARCHITETTURA

Lungo la millenaria tradizione occidentale, le “figure” che l’architetto conferisce allo spazio, dal tempio al teatro, dalla chiesa allo stadio, per non dire dell’intera città, risultano determinate dal senso del mondo che si presenta nel contenuto eterno dell’episteme filosofica, di una sapienza non smentibile e non modificabile. Ma con l’avvento della tecnica e il tramonto della tradizione epistemica dell’Occidente, la “figura” cessa di essere regola immutabile, venendo iscritta nel divenire del mondo. Così nell’architettura contemporanea, la bellezza non appare più come valore assoluto, ma come “la configurazione che le opere dell’uomo vengono ad assumere in rapporto ai suoi scopi”. Tuttavia, come ci insegna Emanuele Severino, l’autentico oltrepassamento del passato non sta nel suo oblio, ma nella tutela delle sue vestigia, nel saper penetrare l’essenziale nichilismo della nostra storia, riconoscendo che un rinnovato confronto con la forma ci costringe a uno sconvolgente ripensamento teorico e pratico.

(Retro di copertina del saggio di E. Severino, Tecnica e architetture, Raffaello Cortina Editore, Milano 2003).

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