Graham Priest, professore di filosofia presso il CUNY Graduate Center, l’Università di Melbourne e l’Università di St Andrews, in occasione del Congresso Internazionale All’alba dell’eternità dialogherà con Emanuele Severino. In un interessante articolo pubblicato su The New York Times del 2010 (Paradoxical Truth) egli lascia intravvedere una rivoluzione nel campo della logica, da Paradoxical Truth – The New York Times. dal gruppo amici di Emanuele Severino a cura di Vasco Ursini

Graham Priest, professore di filosofia presso il CUNY Graduate Center, l’Università di Melbourne e l’Università di St Andrews, in occasione del Congresso Internazionale All’alba dell’eternità dialogherà con Emanuele Severino.

Ex insegnate di Karate, studioso dell’etica buddista, autore di una decina di volumi tra cui Beyond the Limits of Thought e Logic: A Brief Insight, Priest prende sul serio i paradossi.
In un interessante articolo pubblicato su The New York Times del 2010 (Paradoxical Truth) egli lascia intravvedere una rivoluzione nel campo della logica. Vediamo.

Priest prende in considerazione il famoso paradosso del mentitore: immaginiamo due insegnanti: il prof Green sta tenendo la sua lezione in un’aula; la prof.ssa Browne, rivale di Green, sta tenendo la sua lezione in un’altra aula, l’aula 33. Ad un certo punto la Browne scrive sulla lavagna la seguente frase: tutto ciò che è scritto sulla lavagna della stanza 33 è falso. Ma la Brown ha commesso un errore, perché ella si trova nella stanza 33.
Ebbene: la sentenza che compare sulla lavagna è sia vera che falsa (“If it’s true, then since it itself is written on the board, it’s false. If it’s false, then since it is the only thing written on the board, it’s true”). Dunque, ci troviamo davanti a una plateale contraddizione, e sulla base del principio di non contraddizione non dovremmo accettarla. Ma Priest (in linea con JC Beall, Zach Weber e Dave Ripley) è un fautore del dialeteismo (Dialetheia, due verità): egli si è eretto a difensore della doppia verità, cioè secondo questa teoria alcune contraddizioni sono vere: per Priest questo è un punto attorno al quale deve ruotare la nuova rivoluzione nel campo della logica.

Egli, sebbene sia tutto inteso a introdurre la Dialetheia nel mondo della filosofia, non è un nemico implacabile del principium firmissimum, non è un becchino che accompagna alle estreme esequie il carro funebre del principio di non contraddizione; anche perché su The New York Times Priest sottolinea che, sì, dobbiamo accettare come vere alcune contraddizioni – come quella del paradosso del mentitore – ma non ne segue che sia ragionevole accettarle tutte: in altre parole egli ammette la validità del principio di non contraddizione nella la stragrande maggioranza dei casi. Di più: egli sa bene che la probabilità di trovarsi al cospetto di una dialetheia è molto bassa. Ma se le dialetheias sono rare, perché dovremmo occuparcene? Non sarebbe meglio ignorarle? Priest afferma che come i progressi scientifici avvengono prendendo seriamente le stranezze, così avvengono i rinnovamenti sul piano della logica; egli vede nelle oddities, ossia nelle bizzarie, non solo una ripresa della cultura filosofica, ma anche i semi positivi e profetici di una possibile rivoluzione.

In questa sede osserviamo che la dialetheia, ossia il vocabolo ribelle che Priest vorrebbe far entrare a bandiere spiegate nel campo della logica, non oscura il destino degli essenti; infatti, la teoria che afferma che alcune contraddizioni sono vere, ossia la dialetheia, esclude l’affermazione che suona così: non ci sono alcune contraddizioni vere; In altre parole la dialetheia non si identifica con tutte le altre determinazioni del mondo (tavoli, sedie, computer ecc), non si identifica nemmeno con il nulla, ossia è altro dall’insignificanza assoluta, ma è anche una teoria che ha la pretesa di costituirsi come un sapere altro rispetto alla formulazione aristotelica del principio di non contraddizione: che cosa stiamo dicendo? Stiamo dicendo che la dialetheia è un essente che se ne sta presso di sé. Ma allora tale essente, nonostante si presenti come un avversario del principio di non contraddizione, non viola il destino dell’essere: perché “Il destino”, come una fiaccola sempre accesa, “è la manifestazione del differire degli essenti tra loro e dal loro non essere” (La filosofia futura, Discussioni su verità e contraddizione, presentazione di Emanuele Severino, pag. 8)…

via Paradoxical Truth – The New York Times

Un pensiero riguardo “Graham Priest, professore di filosofia presso il CUNY Graduate Center, l’Università di Melbourne e l’Università di St Andrews, in occasione del Congresso Internazionale All’alba dell’eternità dialogherà con Emanuele Severino. In un interessante articolo pubblicato su The New York Times del 2010 (Paradoxical Truth) egli lascia intravvedere una rivoluzione nel campo della logica, da Paradoxical Truth – The New York Times. dal gruppo amici di Emanuele Severino a cura di Vasco Ursini

  1. Sono d’accordo con Ciattoni. Mi pare che l’antinomia del mentitore abbia una certa e rispettabile età -rispettabile sia nel senso che non è nuova, sia che merita considerazione- ma appunto è nota. Questa formulazione potrebbe stimolare approfondimenti. Ma,fin da subito e per intanto, è possibile dire che la verità sono due e non una (al di là dell’essere la dialetheia qualcosa di determinato, essa è anche un determinato modo di contraddirsi)? Voglio dire, un simile dire si mantiene nella significanza (può mantenervisi)? Credo che sia necessario dire che per quanto si sostenga che una scala, una volta usata per arrivare più in alto, può (deve) essere dimenticata, il luogo cui essa porta non è in sè più stabile di quanto lo sia essa stessa che vi ha portato. Così come la mano che incorona qualcuno in realtà dispone di una sovranità superiore all’incoronato, così che sia l’abbandono della scala sia la mano che incorona riuscirebbero ad imporsi mostrando la debolezza delle altre determinazioni che le contraddicono. Anche queste metafore sono ‘vecchie’ e non mie, e vogliono stare in piedi davvero con ben altre argomentazioni.

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