Nel “mondo”, parola con cui il mortale nomina la Terra senza verità, tutto ciò che accade viene interpretato alla fioca luce di una fede, testo di Luciano Tomagè, pubblicato nel gruppo facebook amici di Severino, a cura di Vasco Ursini

Nel “mondo”, parola con cui il mortale nomina la Terra senza verità, tutto ciò che accade viene interpretato alla fioca luce di una fede. Come fondamento, questa fede ha la contraddizione della verità (da cui ignora di essersi isolata), essendo appunto una fede. Si tratta della fede nel divenire altro dal nulla e nel nulla di tutte le cose nel corso della storia, del tempo. Ebbene, questa fede è intimamente vissuta da ogni uomo, che quindi entra in questo processo totale di trasformazione del mondo. E ci entra con la fede di essere anche lui parte della forza trascendentale che spinge il divenire (dal e nel nulla) di tutte le cose. La volontà di potenza, cioè la fede di esserne capaci, si individua in ciascun uomo e lo battezza come mortale. Il mortale vive convinto di possedere la capacità di indirizzare verso gli scopi voluti la prassi quotidiana. Non c è nessuno, tra gli uomini, che si sottragga a questo sortilegio, a questo incantesimo che imprigiona l’ io nello spazio della Terra isolata dalla Verità. Quando anche Dio muore, non resta che il dominio della tecnica e il mortale si trasforma in uno strumento utile e funzionale allo scopo della Volontà, cioè l incremento della potenza salvifica, totalmente, universalmente creativa e distruttiva. Quando invece comincia ad apparire questo isolamento, quando emerge e si manifesta l’isolamento in quanto tale, allora, non solo si tira via il sipario intessuto d’errore che la fede ha ordito e l’ io si scopre (essere) un destino, ma quell’ io, che nondimeno continua ad esistere, “vive la propria vita nel mondo” come di fronte al paradosso estremo, un teatro dell’assurdo molto ma molto più vivido di quello che ci consegnano le poetiche storiche d’avanguardia.


commento di Vasco Ursini

Scritto assai importante di Luciano Tomagè, in cui egli mostra tutta la sua capacità di muoversi con assoluta padronanza di contenuti e prospettive nell’ambito delle questioni essenziali della attuale riflessione filosofica. Con ciò egli si posiziona in una dimensione filosofica di assoluto valore, tutta proiettata a interpretare in modi abissalmente diversi da quelli della tradizione filosofica, ciò che appare.

4 pensieri riguardo “Nel “mondo”, parola con cui il mortale nomina la Terra senza verità, tutto ciò che accade viene interpretato alla fioca luce di una fede, testo di Luciano Tomagè, pubblicato nel gruppo facebook amici di Severino, a cura di Vasco Ursini

  1. La vita è contradditoria: non è possibile formulare nessun tipo di pensiero che abbia solide basi, viene spazzato via immediatamente dalla sua negazione. Io posso sapere di esistere come Cartesio insegna, ma in termini di esperienze, di vissuto, non mi aiuta ad essere un filosofo, ma un insolito cervello in una vasca che vede il mondo coi i suoi occhi e parla di divenire che può accettare o rifiutare e comunque non può dire: non è verità quello che vedo, i miei occhi mentono. Cosa è razionale, in una persona che nasce o in una che muore, la vita che ha vissuto si può chiamare razionale.? Una persona che conosce la propria amata a 45 anni e non ha figli è una persona razionale? Cosa pensa di dire a un figlio quando 60enne gli chiede: papà continuo gli studi o trovo un lavoro? Sono un uomo razionale? Si considera una persona che crede nel libero arbitrio o accetta gli eventi del mondo impassibile, crede nel destino e aspetta la morte dopo che la vita gli ha riservato ciò che gli occhi o le connessioni, elaborazioni del cervello hanno considerato non verità? Buona giornata.

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  2. L’affermazione che “la vita è contraddittoria” non può essere contraddittoria se si vuole dare un senso alla propria affermazione.

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    1. E infatti è una proposizione vera non falsa. O si può dire in maniera chiara: può essere vera con un grado di probabilità elevato. Fino a quando non viene smentita; in questo caso non credo sia possibile nel nostro mondo in costante divenire dove l’ essere si confonde sempre con il non essere e dove la posizione Parmenidea: “l’ essere è e il non essere non può essere” sembra solamente una asserzione logica, possibile, razionale.

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      1. Ma in questo blog il pensiero di Parmenide entra attraverso gli scritti di Severino, no? Che vuol dire, se no, il titolo?

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