Luciano Tomagè, “L’INAMOVIBILE”, pubblicato su indicazione di Vasco Ursini, e tratto dal gruppo facebook Amici di Emanuele Severino, 20 aprile 2018

Luciano Tomagè riprende qui, sviluppandolola con assoluta competenza, una questione essenziale più volte da lui affrontata in alcuni dei suoi diversi aspetti: la questione delle due anime che abitano nel nostro petto in lacerante contrasto tra loro: una di esse nascosta, l’altra manifesta, anche se solo parzialmente. Scritto importante dunque, che va trasferito nel blog.

“L’ I N A M O V I B I L E”
VOLEVO PORRE BREVEMENTE L’ ATTENZIONE SULLA REALTA’ DELLA NOSTRA VITA. SU QUEL MODO PARTICOLARE DI DETERMINARE IL FENOMENO CHE CHIAMIAMO “VITA” E CHE E’ IL MODO “REALE” – IL MODO CHE CI AVVOLGE FIN DALL’ INIZIO DI OGNI NOSTRA STORIA.

Ebbene, la nostra vita è nè più nè meno la nostra volontà. La nostra vita, cioè, si identifica totalmente, senza alcun residuo, con la nostra volontà. Con la volontà di cui ha parlato e parla la filosofia e la scienza, la religione e il senso comune. La volontà. Ecco, la volontà, che è la nostra vita, è la contraddizione della verità.

Cosa significa tutto questo? Che l’ errore in cui consiste la vita appare solo sul fondamento che sostiene la verità. La verità è ciò rispetto a cui la vita si costituisce come errore, cioè come ciò che intende prevalere sulla verità e spodestarla dal suo trono. La vita, infatti, è identificata dalla volonta che anima l’ individuo nel divenire altro del “mondo”. Tale divenire è il contenuto della forma di alienazione fondamentale della verità, perchè è una fede che coltiva il dogma del divenire altro, ma a sua insaputa. Sul piano cosciente, l’ individuo “uomo” rimuove il senso nichilistico di questa interpretazione di ciò che appare e ne sostiene l’ originaria verità, supponendone l’ evidenza fenomenologica.

E’ per questo che l’ errore fondamentale dell’ “uomo” sta nella fede di essere anche lui parte del processo che trasforma l’ essere in un incessante divenire altro da se’.

Ora, occorre riflettere su ciò che noi siamo realmente al di la di questa convinzione, occorre cioè considerare l’ ampiezza dello spettro in cui si colloca il destino che noi in verità siamo, rispetto all’ arco di orizzonte descritto dalla nostra “vita” di mortali, dalla “nostra vita mortale”. Ebbene il contrasto tra lo spettro infinito del destino e quello ristretto del mortale, la volontà di sottrarre al destino la parola di verità da parte della volontà del mortale, sta nell’ opposizione tra la libertà che la volontà crede propria e la necessità che è propria del destino. La necessità, in altre parole, è il contenuto del destino, cioè il modo in cui la verità si struttura originariamente, mentre la libertà è il contenuto della volontà, cioè il modo in cui l’ errore crede di poter contraddire la verità del destino. Siamo oggi al culmine di questa fede che rappresenta l’ essenza del nichilismo, cioè l’ alienazione essenziale del modo di intendere la verità, ovverosia il destino della necessità.

L’ inamovibile.

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