L’oltrepassare, Emanuele Severino, Lezioni milanesi Il nichilismo e la terra, Mimesis edizioni, pp. 161-162

L’oltrepassare

Un primo senso dell’oltrepassare è il comparire e lo scomparire degli eterni. Un secondo senso dell’oltrepassare è il nostro aver già da sempre oltrepassato il nostro essere umano. Avevamo introdotto l’osservazione per cui ognuno di noi non solo è già da sempre oltre l’uomo, ma oltre qualsiasi forma che il dio ha assunto lungo la storia dei mortali. Il terzo senso dell’oltrepassare è il tema della Gloria. […]
I titoli degli ultimi due incontri sono “apparire” e “terra”. […] “Apparire”, che non è “apparenza”, è il manifestarsi di ciò che è. Non è apparenza, quindi non è neanche fenomeno. “Fenomeno”, pensiamo a Kant, è l’immagine soggettiva che non può essere confusa sulla realtà, la cosa in sé (Ding an sich), come ciò che esiste indipendentemente dall’esser uomo e dalla coscienza che può averne. L”apparire non è l’apparenza o il fenomeno, perché il fenomeno è questo che appare, questo mondo che appare. Questo mondo che appare è il ‘cogitatum’ di cui parlava Cartesio. Quando Cartesio dice “cogito” e “cogitatum”, si riferisce a ciò che appare, che si manifesta. La differenza rispetto alla filosofia premoderna è che questo che appare è, insieme, ciò che esiste indipendentemente dalla coscienza umana.
(Emanuele Severino, Lezioni milanesi Il nichilismo e la terra, Mimesis edizioni, pp. 161-162).

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