Parmenide e Emanuele Severino: “Dunque l’essere non esce dal nulla e non ritorna nel nulla, non nasce e non muore, non c’è un tempo, una situazione in cui l’essere non sia”

La ragione per cui l’essere non si genera né si corrompe è che “non si può dire o pensare che non sia” (Parmenide, fr. 8, vv. 12-13).

Dunque l’essere non esce dal nulla e non ritorna nel nulla, non nasce e non muore, non c’è un tempo, una situazione in cui l’essere non sia. Se era nel nulla, non era; se ritornasse nel nulla non sarebbe. L’immutabilità dell’essere è posta da Parmenide mediante questa sola considerazione, che tocca il fondo ultimo della verità dell’essere: se l’essere diviene (si genera, si corrompe) non è. E questo va detto dell’essere in quanto tale, sia che lo si consideri come la totalità del positivo, sia che lo si consideri come questa povera cosa banale che è questa penna

(E. Severino, “Ritornare a Parmenide”, in “Essenza del nichilismo”, Adelphi, Milano 1982, p. 28).

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