“la ‘Follia’ radicale, il ‘vero’ nichilismo è appunto questo voltare le spalle alla manifestazione dell’eternità dell’essente in quanto essente. Nietzsche, e Heidegger acconsentono entrambi – sebbene in modalità differenti – alla divenienza dell’ente senza mai porre il problema della loro fondatezza”  (Emanuele Severino, Immortalità e destino, Rizzoli, Milano 2006, pp. 157 – 158). Citazione proposta da Vasco Ursini

Heidegger conosceva Padre Cornelio Fabro. Una volta in un loro incontro a Berna, Fabro gli chiese del mio scritto ‘Ritornare a Parmenide’ e Heidegger commentò:”Questo concetto di essere”, elaborato da Severino, è l’ipostatizzazione del mio ‘Dasein’ – termine che, nel passo appena letto, è tradotto con la parola “esserci”.
Ora, è facile scorgere che cosa intende dire Heidegger in quel passo. Dice che vi potrebbe essere una verità eterna se il ‘Dasein’, cioè l’esser uomo fosse eterno; ma finché tale prova non sarà stata fornita – e il tono complessivo del passo indica che la prova non potrà mai essere fornita – ci muoveremo nelle “fantasticherie”. Il che significa: per Heidegger è ‘ovvio’ – ecco il punto – che l’essere dell’uomo ‘non è’ eterno. Questo carattere contingente, finito, storico-temporale in cui si esprime la “caducità degli enti” è così ovvio nella cultura occidentale che anche Heidegger può dare per scontato che il ‘Dasein’ (quell’ente che noi stessi siamo) ‘non’ sia eterno. Su questa base gli risulta così che nessun ente può essere eterno.
Ebbene, la ‘Follia’ radicale, il ‘vero’ nichilismo è appunto questo voltare le spalle alla manifestazione dell’eternità dell’essente in quanto essente. Nietzsche, e Heidegger acconsentono entrambi – sebbene in modalità differenti – alla divenienza dell’ente senza mai porre il problema della loro fondatezza. Ecco perché possiamo dire che, certamente, la definizione heideggeriana del nichilismo è diversa da quella nietzschiana; ma che la definizione ‘autentica’ di nichilismo è abissalmente diversa ‘sia’ da quella di Heidegger ‘sia’ da quella di Nietzsche. Il nichilismo autentico è pensare che l’ente ‘divenga’, cioè esca dal niente e torni nel niente. Resta naturalmente il fatto che ‘qui’ non ho neppure accennato al “perché” questo sia il ‘nichilismo’ autentico e la Follia più profonda.
(Emanuele Severino, Immortalità e destino, Rizzoli, Milano 2006, pp. 157 – 158).

Sorgente: Amici a cui piace Emanuele Severino

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