EMANUELE SEVERINO, Filosofia e scuola. Grande politica e grande scuola: “ Una scuola che si dimentichi del passato non esibisce il contenuto autentico, la tensione tra due poli, in  “La filosofia nella scuola” (trascrizione della conferenza tenuta presso la sede dell’«Istituto Regionale di Studi e Ricerca Sociale di Trento», 10 novembre 2000), in AA. VV., “La filosofia nella scuola. Tradizione e prospettive di una riforma”, a cura di Claudio Tugnoli, presentazione di Ennio Draghicchio, Franco Angeli, Milano 2001 (I ed.), (pp. 21 – 349), pp. 27 – 28

Emanuele Severino.
– Filosofia e scuola. Grande politica e grande scuola –
“ Una scuola che si dimentichi del passato non esibisce il contenuto autentico, la tensione tra due poli. Una scuola come è tendenzialmente voluta dalla destra europea e americana, che accentuano la dimensione tecnico-scientifica, dimentica le ragioni del passato dal quale si vuole allontanare. Ci si può allontanare dal passato solo se il passato è ben presente: mi distacco da te solo se ti conosco anche meglio di chi ti è amico. Un navigante può allontanarsi dalla riva solo se non si dimentica dove essa sia; altrimenti da un momento all’altro potrebbe fare naufragio sulle scogliere della riva del passato dal quale intende allontanarsi. È questa l’ingenuità di una scuola che ha dinanzi soltanto quello dei due poli del contenuto essenziale che è il presente. L’ingenuità opposta e speculare è quella di una scuola «umanistica» che intenda mostrare i grandi valori e le grandi opere del passato ignorando o mettendo tra parentesi i motivi per i quali oggi la tecnica si sente sempre più autorizzata a oltrepassare ogni limite e ogni valore del passato. Sono due atteggiamenti contrastanti.
Nella scuola i contenuti specifici devono certamente venire alla luce (la scrittura, il linguaggio, il calcolo, l’agire razionale, la conoscenza della configurazione del Pianeta e delle galassie, cioè di come è fatto questo mondo, le esperienze storiche, la storia delle esperienze religiose, ecc.); ma se i contenuti specifici vengono alla luce al di fuori del contesto che è loro proprio, si alterano, cioè non rispondono ai requisiti contenuti devono venire alla luce è il loro essere presentati sin dall’inizio (sia pure in modo sempre più adeguato) come elementi della tensione di cui stiamo parlando. I contenuti specifici devono essere presentati sin dall’inizio nella loro unità.
Ma chi presenterà la tensione tra passato e presente ‹come› tensione? Questo «‹come›» è importante. I contenuti della tensione tra passato e presente devono essere esibiti fin dall’inizio nella loro unità (in modo che non sia dimenticato né il passato né il presente); ma ad indicare la tensione ‹come tale› non può essere altri che la filosofia. Nella scuola che non fa sognare un popolo, sin dall’inizio si deve indicare la tensione. Ma il compito della filosofia consiste nell’indicazione ‹formale› della tensione.
Se chi insegna a scrivere deve farlo tenendo già presente che la scrittura appartiene al contenuto essenziale, allora anche chi insegna a scrivere deve aver presente la riflessione filosofica su quel contenuto. Qualsiasi forma di insegnamento deve essere in relazione al contenuto essenziale. Quindi non solo l’insegnate di filosofia, ma ogni insegnante deve aver presente tale contenuto. Il filosofico deve essere presente in ogni momento dell’insegnamento. È necessario che dunque l’insegnante di filosofia conosca la questione filosofica centrale, che è appunto il rapporto tra il nostro tempo, distruttivo del passato, e il grande passato che è necessità distruggere. Ma non solo, oltre all’insegnate di filosofia, deve conoscere la dimensione filosofica anche l’insegnante di qualsiasi altra disciplina: se la scuola è il luogo in cui il popolo viene messo in relazione al contenuto imprescindibile, a maggior ragione le élites del Paese non possono ignorare tale contenuto e vivere in sogno; e le élites costituiscono tutto ciò che l’università produce (gli operatori in ogni campo – giuridico, economico, scientifico); sì che l’università stessa, in ogni sua facoltà, non può permettersi di prescindere dalla filosofia. La filosofia è dunque ciò che più o meno esplicitamente e profondamente è necessario che sia presente in ogni settore e grado della scuola, in quegli indirizzi che non prevedono l’insegnamento formale della filosofia. Anche se non esistesse l’insegnamento formale della filosofia, il contenuto filosofico essenziale al quale ho accennato è la dimensione senza di cui il popolo metterebbe la testa sotto la sabbia.
La necessità che la scuola renda presente questo contenuto essenziale (si può affidare all’autonomia della scuola il compito di decidere in merito ai contenuti particolari, ma non in merito a ‹questo› contenuto) è la necessità della grande politica, che è innanzi tutto la grande politica della scuola. Oggi non esiste la grande politica ma esiste o l’enfasi di chi si illude che la tecnica possa dominare il mondo dimenticandosi del passato, o l’enfasi di chi si illude (in Italia il movimento di sinistra e il cattolicesimo) di poter controllare, dominare la tecnica […]. Qui è in gioco ciò che è destinato a imporsi non solo come contenuto scolastico, ma come contenuto essenziale della civiltà europea. […] Alla grande politica deve dunque corrispondere la grande scuola.”
EMANUELE SEVERINO (1929), “La filosofia nella scuola” (trascrizione della conferenza tenuta presso la sede dell’«Istituto Regionale di Studi e Ricerca Sociale di Trento», 10 novembre 2000), in AA. VV., “La filosofia nella scuola. Tradizione e prospettive di una riforma”, a cura di Claudio Tugnoli, presentazione di Ennio Draghicchio, Franco Angeli, Milano 2001 (I ed.), (pp. 21 – 349), pp. 27 – 28.

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