“”Per l’intera tradizione dell’Occidente, il divenire del mondo si produce all’interno di un Ordine immutabile, divino. Appunto per questo, le cose ritornano là da dove provengono. Nel frattempo, esse sono “in mezzo”, tra l’Inizio e la Meta: in mezzo a Dio che le genera e le attrae. La filosofia contemporanea pensa invece, prevalentemente, che all’inizio e alla fine del divenire del mondo non ci sia nulla, e che dunque noi e le cose siamo “in mezzo al nulla” (come scrive Leopardi), da Emanuele Severino, La legna e la cenere, Rizzoli, Milano 2000, pp. 24 – 25, ripresa da  Amici a cui piace Emanuele Severino

Per l’intera tradizione dell’Occidente, il divenire del mondo si produce all’interno di un Ordine immutabile, divino. Appunto per questo, le cose ritornano là da dove provengono. Nel frattempo, esse sono “in mezzo”, tra l’Inizio e la Meta: in mezzo a Dio che le genera e le attrae.
La filosofia contemporanea pensa invece, prevalentemente, che all’inizio e alla fine del divenire del mondo non ci sia nulla, e che dunque noi e le cose siamo “in mezzo al nulla” (come scrive Leopardi).
Certo, la tradizione non può essere cancellata all’improvviso e quindi nella filosofia contemporanea c’è anche, inevitabilmente, molta ambiguità. Per esempio, stando all’essenza del pensiero contemporaneo, l’ “ultimo Dio ” Dio di Heidegger dovrebbe essere il nulla, il “niente nullo” (l’espressione è sua). E invece per Heidegger “l’ultimo Dio” finisce col coincidere con l’ “Essere “, che sì, per Heidegger sta sempre al di là di ogni ente – e in questo senso è il “Niente” -, ma è anche carico di suggestione e di mistero, e “accenna”, “invia”, “si nasconde”, si presenta cioè con tratti che sono riportabili al Dio della Teologia negativa, ma che non sono certamente compatibili con il “niente nullo”. E allora l’anima della filosofia contemporanea ha certamente ragione a chiedere che diritto abbiamo di parlare ancora di Dio. [ … ]
Ma tutto questo discorso è fondato sulla fede che l’evidenza suprema e indiscutibile sia il divenire delle cose (cioè l’interpretazione che l’Occidente dà del divenire). Quando dico che è soprattutto questa fede a dover essere messa in questione, penso anche che chi ha a cuore le sorti della filosofia non può ‘chiudersi’ in questa fede e guardare e giudicare tutto con gli occhi di essa. Non può chiudersi in quell’ultimo Ordine e in quell’ultima Armonia che è la fede nel divenire e che sin dall’inizio avvolge ogni ordine e ogni armonia dell’Europa.
(Emanuele Severino, La legna e la cenere, Rizzoli, Milano 2000, pp. 24 – 25)

Sorgente: (9) Amici a cui piace Emanuele Severino

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