Intervento di Emanuele Severino al Convegno Il DESTINO dell’EUROPA, Firenze – Palazzo Strozzi, 14 dicembre 2017. Video a cura di Radio Radicale


Link all’intervento di Emanuele Severino (36 minuti):

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Il video dell’intero convegno (3 ore) è qui:

https://www.radioradicale.it/scheda/528531/il-destino-delleuropa

 

Convegno “Il destino dell’Europa”, registrato a Firenze giovedì 14 dicembre 2017

L’evento è stato organizzato da Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento.

Sono intervenuti: Michele Ciliberto (presidente dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento), Enrico Rossi (presidente della Regione Toscana, Partito Democratico), Massimo Cacciari (professore), Biagio De Giovanni (professore), Pierluigi Ciocca (economista), Giuliano Amato (giudice della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana), Emanuele Severino (professore).


documentazione a cura di Radio Radicale:

 Il destino dell’Europa (14.12.2017)

vedi anche:


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Il futuro si crea se non pensiamo solo al presente, Intervista a Emanuele Severino pubblicata su Il Messaggero del 28/12/2015. dal gruppo facebook amici di Emanuele Severino a cura di Vasco Ursini

«Il futuro si crea se non pensiamo solo al presente» Intervista a Emanuele Severino pubblicata su Il Messaggero del 28/12/2015

“Oggi si tende a diffidare delle previsioni a lungo raggio: l’atteggiamento generale è quello di concentrarsi sulla soluzione dei problemi immediati. Ma in questo modo il pericolo non è risolto; viene solo allontanato, differito di poco”.
Emanuele Severino, uno dei maggiori filosofi italiani, analizza il nostro rapporto con il futuro, con la volontà e la capacità di progettarlo: “In nome della concretezza alla quale si ispira anche il discorso politico, ci limitiamo a previsioni a breve termine, ma non è detto che sia un bene. Provo a spiegarmi con un esempio: se in una nave che affonda l’intero equipaggio è concentrato sulla riparazione della falla, non rimane più nessuno nella cabina di pilotaggio, e si perde di vista la rotta, il progetto relativo al viaggio. Nella cultura contemporanea le previsioni sono per lo più condotte nell’ambito della probabilità, basate dunque su leggi statistiche. Non toccano la questione della direzione del mondo, la tendenza fondamentale del nostro tempo”.

Molti leggono il nostro tempo attraverso la lente della sfiducia, del disincanto…

“In realtà stiamo vivendo un tempo che è ben lontano dall’essere grigio, povero. Forse è anzi il più ricco della storia dell’uomo, ed è il tempo in cui si rende sempre più visibile l’addio dell’uomo occidentale alla propria tradizione. Benché sia ormai in terza o quarta posizione nelle graduatorie della forza demografica ed economica, l’Occidente, con la sua densità pratico-concettuale, ha conquistato il mondo”.

È vincente e sconfitto allo stesso tempo, quindi?

“Provo a riassumere brutalmente cose ovvie. Il senso centrale di quello che l’Europa era, si è travasato negli Stati Uniti e in Australia. La rivoluzione sovietica è essenzialmente occidentale: senza il marxismo non ci sarebbe stato Lenin, e il marxismo sarebbe stato impossibile senza l’idealismo tedesco e Hegel. In Sudamerica sono tuttora evidentissime le tracce della cristianizzazione operata dagli spagnoli. In Cina esiste una sorta di simbiosi tra comunismo e capitalismo, ed entrambi i fattori sono di matrice occidentale. L’India è diventata una delle maggiori democrazie planetarie, concetto ancora una volta occidentale, greco antico. La tradizione dell’Occidente è da un lato quella vetero e neo-testamentaria che ha dato luogo all’ebraismo, al cristianesimo e all’islam; dall’altro lato sta il ceppo determinante della filosofia greca — questo chiarore straordinario che si produce in Grecia cinque secoli prima di Cristo: una lotta dell’uomo contro la morte, guidata non dal mito ma dalla verità”.

L’atteggiamento critico, la volontà di verità: è a questo che l’Occidente dice addio? E perché?

“Il nostro tempo volta le spalle alla tradizione perché si rende conto che le realtà eterne, affermate dalla tradizione stessa come i luoghi per salvarsi dalla morte, sono impossibili. Se esiste il divenire non può esistere l’eterno, se esiste il mondo non può esistere Dio. Lo spiego con un esempio: uno stato totalitario, se da un lato riconosce l’esistenza del tempo e del divenire, dall’altro lo nega, è appunto totalitario perché dice al cittadino: domani, fra un mese, fra un anno, nel futuro tu dovrai adeguarti alle leggi che io ti impongo. Lo stato totalitario tratta il futuro come luogo che dovrà sottostargli, lo occupa con le sue leggi. Alla radice delle guerre che hanno portato alla distruzione dei totalitarismi del Novecento sta questa contraddizione. Ed è in sostanza la stessa che riguarda l’idea di Dio, la sua natura assolutamente totalitaria. Sarebbe assurdo immaginare un Dio che guardando il futuro dica: chissà come andranno le cose”.

In molte sue opere lei ha indicato nella tecnica la responsabile dell’addio dell’Occidente alla sua tradizione.

“L’abbandono degli eterni della tradizione dice alla tecnica: puoi andare avanti senza limiti. Certo, già Keynes diceva che la tecnica può realizzare il paradiso in terra (si riferiva ai bisogni primari). Potrebbe farlo anche oggi, se non fosse condizionata dagli interessi della gestione capitalistica che gli impediscono di risolvere i problemi fondamentali della razza umana. In ogni caso, la felicità prodotta dalla tecno-scienza è una felicità basata su una logica statistico-probabilistica, su una forma di ragione ipotetica. La situazione in cui l’uomo raggiungerà la forma di benessere mai raggiunto sarà fondata su una probabilità, dunque su una non verità assoluta. Quando siamo felici, temiamo di perdere la felicità, e se lo temiamo è perché non siamo garantiti nel nostro possesso di essa. Il paradiso della tecnica, non potendo garantire la felicità che elargisce, è il luogo in cui va crescendo l’angoscia della morte; è destinato cioè a trasformarsi in un inferno in cui i popoli si rendono conto che manca loro quel che più conta, la garanzia della loro felicità. Nell’attimo in cui raggiunge il suo culmine — pur avendone avuto la pretesa — la tecnica non ha l’ultima parola”.

Oltre dieci anni fa lei si è occupato, in “Dall’Islam a Prometeo”, del rapporto fra Islam e tecnica.

“L’Islam è forte in quanto fede nella propria tradizione, ma la sua volontà di dominio non può prescindere dall’uso razionale della tecnica. La stessa volontà del terrorismo è quella di uscire da uno stadio artigianale, acquistando un carattere tecnologico-industriale. Ma se la tecnica è nemica della tradizione, il grande nemico dell’Islam si annida proprio nella tecnica, è lì il pericolo per la sua stessa sopravvivenza”.

 

via Amici di Emanuele Severino

Emanuele Severino, IL TRAMONTO DELLA VERITA’ APPRODA NEI PAESI ARABI – in Corriere della Sera 14/04/2011

Quanto sta avvenendo nel Nord Africa è un tipico fenomeno del nostro tempo, dove nei modi più diversi ma tutti convergenti l’Occidente volta le spalle alla propria plurimillenaria tradizione. Il mondo arabo, infatti, dopo aver riattivato nel Medioevo la civiltà europea, ricollegandola alla grande cultura greca, di tale civiltà ha poi sentito e subìto la presenza, con un’intensità tanto maggiore quanto più ampia e profonda, rispetto ai popoli dell’Africa subsahariana, è stata la dimensione che il mondo arabo ha avuto in comune con l’Europa (si pensi anche al retaggio comune delle scritture veterotestamentarie). Intendo dire che quanto sta avvenendo nel Nord Africa è il modo specifico in cui anche quel mondo incomincia a voltare le spalle alla tradizione dell’Occidente.
Tra i più visibili dei fenomeni tipici del nostro tempo, le due guerre mondiali. Nella prima le democrazie distruggono l’assolutismo degli Imperi centrali e di quello ottomano, contribuendo a determinare le condizioni che conducono alla fine dell’assolutismo zarista. Nella seconda le democrazie distruggono l’assolutismo nazionalsocialista e fascista. Ma anche la fine dell’assolutismo sovietico appartiene a quest’ordine di fenomeni. Gli appartiene anche, in Europa e sia pure in minor misura in America, la crisi del cristianesimo e dei costumi che ad esso si ispirano. Il cristianesimo intende infatti essere l’ordinamento assoluto che rende possibile la salvezza dell’uomo.
A quell’ordine di fenomeni appartiene anche la crisi del capitalismo

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Sorgente: IL TRAMONTO DELLA VERITA’ APPRODA NEI PAESI ARABI – Cinquantamila.it

 

 

“”Per l’intera tradizione dell’Occidente, il divenire del mondo si produce all’interno di un Ordine immutabile, divino. Appunto per questo, le cose ritornano là da dove provengono. Nel frattempo, esse sono “in mezzo”, tra l’Inizio e la Meta: in mezzo a Dio che le genera e le attrae. La filosofia contemporanea pensa invece, prevalentemente, che all’inizio e alla fine del divenire del mondo non ci sia nulla, e che dunque noi e le cose siamo “in mezzo al nulla” (come scrive Leopardi), da Emanuele Severino, La legna e la cenere, Rizzoli, Milano 2000, pp. 24 – 25, ripresa da  Amici a cui piace Emanuele Severino

Per l’intera tradizione dell’Occidente, il divenire del mondo si produce all’interno di un Ordine immutabile, divino. Appunto per questo, le cose ritornano là da dove provengono. Nel frattempo, esse sono “in mezzo”, tra l’Inizio e la Meta: in mezzo a Dio che le genera e le attrae.
La filosofia contemporanea pensa invece, prevalentemente, che all’inizio e alla fine del divenire del mondo non ci sia nulla, e che dunque noi e le cose siamo “in mezzo al nulla” (come scrive Leopardi).
Certo, la tradizione non può essere cancellata all’improvviso e quindi nella filosofia contemporanea c’è anche, inevitabilmente, molta ambiguità. Per esempio, stando all’essenza del pensiero contemporaneo, l’ “ultimo Dio ” Dio di Heidegger dovrebbe essere il nulla, il “niente nullo” (l’espressione è sua). E invece per Heidegger “l’ultimo Dio” finisce col coincidere con l’ “Essere “, che sì, per Heidegger sta sempre al di là di ogni ente – e in questo senso è il “Niente” -, ma è anche carico di suggestione e di mistero, e “accenna”, “invia”, “si nasconde”, si presenta cioè con tratti che sono riportabili al Dio della Teologia negativa, ma che non sono certamente compatibili con il “niente nullo”. E allora l’anima della filosofia contemporanea ha certamente ragione a chiedere che diritto abbiamo di parlare ancora di Dio. [ … ]
Ma tutto questo discorso è fondato sulla fede che l’evidenza suprema e indiscutibile sia il divenire delle cose (cioè l’interpretazione che l’Occidente dà del divenire). Quando dico che è soprattutto questa fede a dover essere messa in questione, penso anche che chi ha a cuore le sorti della filosofia non può ‘chiudersi’ in questa fede e guardare e giudicare tutto con gli occhi di essa. Non può chiudersi in quell’ultimo Ordine e in quell’ultima Armonia che è la fede nel divenire e che sin dall’inizio avvolge ogni ordine e ogni armonia dell’Europa.
(Emanuele Severino, La legna e la cenere, Rizzoli, Milano 2000, pp. 24 – 25)

Sorgente: (9) Amici a cui piace Emanuele Severino

Emanuele Severino, La tecnica unirà l’Europa – Corriere della Sera 5 agosto 2015

Né la politica né l’economia possono governare processi dominati dall’obiettivo di accrescere la potenza

un estratto:

Il problema dell’unità politica dell’Europa richiede di essere affrontato tenendo conto di due tendenze che, sebbene contrastate, sono nell’ordine delle cose. La prima è quell’infittirsi dei rapporti economici tra Europa e Russia che (nonostante l’attuale stato di tensione) prelude a forme sempre più strette di cooperazione, peraltro ostacolate dagli Stati Uniti. La seconda — che include la prima ed è la più decisiva — consiste nella progressiva trasformazione degli Stati più ricchi in società tecnocratiche (che tra l’altro hanno di per sé la capacità di risolvere il problema della fame nel mondo e alla fine saranno esse, appunto in quanto tecnocratiche, a risolvere il problema della pressione dei popoli poveri su quelli ricchi).
Tendenze entrambe contrastate e in se stesse contrastanti in modo estremamente complesso. L’avvicinamento dell’Europa alla Russia, ad esempio, è rallentato dagli Stati Uniti, che però stanno prendendo coscienza di ciò che li unisce alla Russia — cioè la necessità di far fronte comune contro il fondamentalismo islamico — e che quindi li rende meno intransigenti rispetto a quell’avvicinamento (e alla questione nucleare iraniana). E d’altra parte esso è oggettivamente favorito proprio da quelle forze che in Europa sarebbero le più disposte alla cosiddetta Grexit e che insieme sono le più intransigenti nei confronti della Russia. Infatti è venuto del tutto in chiaro che l’uscita della Grecia dall’euro sarebbe un’occasione, per la Russia, di presentarsi come salvatrice dell’economia greca, aumentando in modo consistente, anche se oneroso, la propria presenza in Europa e nel Mediterraneo.
L’unità politica dell’Europa non conviene alla Germania.

tutto l’articolo ripubblicato qui

Sorgente: La tecnica unirà l’Europa – Diritti GlobaliDiritti Globali | il sito di SocietàINformazione Onlus e del Rapporto sui diritti globali

Emanuele Severino: “L’Europa è nata vecchia. Il suo destino è segnato dal destino dell’Occidente” – di Antonio Gnoli, in Repubblica.it 19 marzo 2017

“Tutte le grandi figure della storia europea – da Alessandro Magno, passando per l’Impero romano, e via via per il cristianesimo e il cattolicesimo – sono dei tentativi di unificazione. Mostrano la volontà di superare la separatezza delle cose. La stessa filosofia, quando si allontana dal mito, intende indicare un principio unitario. Anche la scienza nasce come volontà di unificazione del mondo fisico. Lo stesso capitalismo intende abbattere le barriere e i confini e porsi come visione globale del mondo”.

Cosa non funziona in questi tentativi?
“Non funziona l’idea che ci possa essere una forma storica così persuasiva e forte da impedire la dissoluzione delle cose del mondo. A un certo punto della storia del pensiero filosofico qualcuno si renderà conto di questa impossibilità”.

Chi?
“Ho usato spesso un’immagine: il “sottosuolo filosofico dell’Occidente”. Un luogo abitato da pochissimi pensatori. Tra questi il nostro Leopardi, Nietzsche, Dostoevskij. Essi mostrano l’impossibilità di ogni eterno, di ogni unità definitiva del mondo”.

tutta l’intervista qui:

Sorgente: Emanuele Severino: “L’Europa è nata vecchia. Il suo destino è segnato dal destino dell’Occidente” – Repubblica.it

EMANUELE SEVERINO intervento su: ETICA E COMUNICAZIONE (La responsabilità morale e gli interessi della comunicazione), Convegno organizzato da Banca Europa presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano, 3 ottobre 1996, AUDIO

vai a questo link di Radio Radicale:

https://www.radioradicale.it/scheda/88028/88341-etica-e-comunicazione-la-responsabilita-morale-e-gli-interessi-della


“Etica e comunicazione” (La responsabilità morale e gli interessi della comunicazione) convegno organizzato da Banca Europa presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano.

Convegno “”Etica e comunicazione” (La responsabilità morale e gli interessi della comunicazione) convegno organizzato da Banca Europa presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano”, registrato a Milano giovedì 3 ottobre 1996 alle 00:00.

Sono intervenuti: Ivan Rizzi (BANCA EUROPA), Ugo Volli (professore), Alessandro Curzi (giornalista), Emanuele Severino (professore), Alessandro Ovi (TECNITEL), Sergio Ricossa (professore), Nuccio Fava (giornalista), Carlo Sini (professore), Massimo Geroli (IMPRENDITORE), Angelo Caloja (MEDIOCREDITO), Giorgio Bogi (SOTTOSEGRETARIO), Paolo Sciumè (avvocato), Vincenzo Vita (SOTTOSEGRETARIO), Omar Calabrese (professore), Siro Lombardini (professore).

Tra gli argomenti discussi: Banche, Comunicazione, Credito, Economia, Etica, Filosofia, Finanza, Giornali, Governo, Imprenditori, Impresa, Informazione, Ministeri, Radio, Stampa, Telecomunicazioni, Televisione.

La registrazione audio di questo convegno ha una durata di 6 ore e 29 minuti.

Luca Taddio intervista Emanuele Severino sull’idea di Europa, su cosa sia rimasto della cultura europea e cosa è rimasto dell’idea di Europa oggi. – IN Rai Filosofia.VIDEO di 50 minuti

clcca per vedere il video:

http://www.filosofia.rai.it/embed/emanuele-severino-ripensare-leuropa/21117/default.aspx

o vai alla

Sorgente: Emanuele Severino. Ripensare l`Europa – Rai Filosofia

Emanuele Severino: Esiste la guerra giusta?, da Il Grillo, 26 aprile 1999, VIDEO, 24 minuti

Il Grillo (26/4/1999)

Emanuele Severino

Esiste la guerra giusta?

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“Bisogna sapere che polemos [il conflitto] è presente in tutte le cose, che la giustizia è conflitto e che tutto accade necessariamente come frutto di una lotta”.
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26 aprile 1999
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SEVERINO: Mi chiamo Emanuele Severino; oggi dobbiamo discutere insieme il tema: “Esiste una guerra giusta?”. Adesso vedremo una scheda filmata e poi discuteremo.

Le vicende belliche nella regione dei Balcani hanno ormai del tutto dissolto la convinzione che, dopo il secondo conflitto mondiale, la guerra potesse toccare l’Europa solo a distanza, combattuta in paesi lontani e pensata secondo categorie, capaci sì di accendere gli spiriti, ma che difficilmente toccano la vita di ogni giorno. Ora, con la guerra di nuovo in Europa, questa distanza è stata annullata. I profughi del Kosovo guardano noi italiani e europei per aiuto. Gli arerei che bombardano le città serbe decollano dalle nostre basi N.A.T.O.. La guerra è diventata di nuovo una questione immensamente reale e vicina e, con essa, la difficoltà di affrontarla. Vi è come un abisso che si spalanca di fronte all’idea di pianificare razionalmente attacchi destinati a distruggere città e ad uccidere persone. Come applicare alla guerra i nostri giudizi morali ordinari? L’etica quotidiana, fondata sull’idea del rispetto e della giustizia, sembra come sospesa di fronte alla spaventosa portata del concetto stesso di guerra. Il dovere morale presuppone la vita delle persone a cui si rivolge, mentre nella guerra si tratta di trovare ragioni che giustifichino l’uccisione delle persone. Eppure mai come nelle guerre recenti, nel Golfo e ora in Serbia, le ragioni che sono state portate sono quelle del Diritto Internazionale che sancisce la difesa dei diritti inalienabili della persona. Mai come questo scorcio di fine secolo le guerre sono state combattute con ragioni che vogliono essere morali, di fronte a un torto subito o alla messa a repentaglio della possibilità stessa della libertà e dell’integrità fisica delle persone. Ma quale etica può consentirci di affrontare la follia della guerra?

STUDENTESSA: A parer Suo, può esistere una guerra giusta?

SEVERINO: Per rispondere rapidamente, così come Lei ha posto la domanda: “No, non esiste una guerra giusta”. Però dobbiamo chiederci che cosa può significare questa domanda. Lei sa che cos’è giustizia? Sappiamo che cos’è giustizia? Se vogliamo procedere con un po’ di ragionamento giustificato, penso che ci si debba innanzi tutto chiedere che cos’è giustizia. A Loro che sono giovani, vorrei dare questo suggerimento: penso che siamo fatti tutti della stessa pasta, di fronte a certe scene tutti proviamo disgusto, orrore. La guerra ci fa orrore. Ecco, direi che uno degli insegnamenti maggiori per i giovani è quello, certamente, di essere fatti in questo modo, per cui provano orrore per la vergogna della guerra, però attenzione a non fidarsi del sentimento d’orrore, perché – e chiudo subito questa prima parte di risposta – il disgusto per la guerra è un qualche cosa che c’è oggi, ma non c’era ieri, non c’è stato tante volte nel corso della storia dell’uomo. “Ieri”, dico “ieri” tra virgolette, per esempio si provava disgusto per gli ebrei. Oggi questo disgusto, fortunatamente, nel nostro tipo di società, è scemato. Ma il disgusto è qualche cosa che ora c’è, ora non c’è. Il sentimento di deprecazione ora c’è, ora non c’è. Quindi l’invito è di provare a ragionare. E ragionare vuol dire innanzi tutto chiedersi che cos’è giustizia. Io penso che la mia risposta potrà concretarsi con le altre domande, altrimenti faccio una chiacchierata troppo lunga.

….

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