Il pensiero di Leopardi passa vicinissimo alla “cosa che non è cosa” che è implicata dal divenire, la nomina, ma la nomina senza trasalire, senza scorgere, appunto, che “cosa che non è cosa” è l’assolutamente impossibile, necessariamente implicato dal divenire, Emanuele Severino, In viaggio con Leopardi. La partita del destino dell’uomo, Rizzoli, Milano 2015, pp. 219-221

IL PENSIERO DI LEOPARDI

Il pensiero di Leopardi passa vicinissimo alla “cosa che non è cosa” che è implicata dal divenire, la nomina, ma la nomina senza trasalire, senza scorgere, appunto, che “cosa che non è cosa” è l’assolutamente impossibile, necessariamente implicato dal divenire. Afferma invece che “il non essere” inteso come “cosa che non è cosa”, è l’unico bene (“non v’è altro bene”). A trattenerlo e a chiuderlo in questa cecità vi sono due millenni e mezzo di filosofia e di civiltà, e dietro a essi v’è l’intera storia dell’uomo. E ancora: come pretendere che , dopo la partita vinta col Giocatore Bianco (che è la ‘tradizione’ della civiltà occidentale. E’ cioè il pensiero e le opere di tale tradizione). E ancora: come pretendere che, dopo la grande partita vinta col Giocatore Bianco, il Giocatore Nero (in queste pagine è Leopardi) abbia ancora la forza di trasformarsi nel Terzo Giocatore ( in sintesi il pensiero di Severino) e giungere a riveder le stelle e dire che proprio il diventar altro implica l’esser “cosa che non è cosa”, cioè l’assolutamente impossibile, che proprio per questo tutte le cose sono eterne? (Il Terzo Giocatore indica lo ‘Sguardo’ che vede qualcosa di mai visto dalla sapienza dei mortali: lo ‘Sguardo’ che vede la grande e potente scacchiera sbriciolarsi, cadere a pezzi).
Tuttavia Leopardi, identificando il non essere (delle cose) e l’esser “cosa che non è cosa”, è in qualche modo in procinto di voltare il capo verso le stelle. Ma senza saperlo. Il Terzo Giocatore, infatti, ha già mostrato che il risultato dell’annullamento non è il puro nulla, il nulla in quanto tale, ma è l’esser nulla ‘da parte della cosa che è diventata nulla’. Questo risultato non è il ‘nulla’ che è nulla, bensì la ‘cosa’ che è nulla, Il ‘non-nulla’ che è nulla: è appunto ‘la cosa che non è cosa’, il non essere ‘della cosa’. La contraddizione abissale del divenire sta sotto agli occhi di Leopardi, in qualche modo egli l’ha snidata, ma senza saperlo, quindi non la vede. Crede anzi che sia l’unico “bene”.
Non la può vedere, carico com’è della fede che l’annullamento delle cose uscite dal nulla sia l’evidenza assolutamente non smentibile. Egli è ‘in qualche modo’ in procinto di voltare il capo verso le stelle, perché questa imminenza rimane congelata. Non volta il capo perché non gli è possibile negare l’evidenza del diventar altro e affermare l’eternità di tutto. E d’altra parte è ‘in procinto’ di voltarlo: sia perché le contraddizioni dell’esistenza, che egli scorge, le intende come conseguenza dell’andare nel nulla da cui l’esistenza proviene; sia perché, lo si è appena rilevato – vede che il nulla in cui le cose vanno e da cui vengono è il ‘loro’ nulla, vede che il non essere, implicato dal divenire, è identico all’esser “cosa che non è cosa”.
Pensare l’assurdo ‘come esistente’ e il nulla ‘delle cose’ significa portarsi in uno degli estremi avamposti fino ai quali l’essenza del nichilismo può spingersi rimanendo tale: oltre di essi questa essenza entrerebbe in un territorio dove sarebbe costretta a svanire. Non potrebbe nemmeno riconoscere la propria Follia, perché sarebbe il destino a mostrarla, giacché solo il destino potrebbe mostrarla come verità.
Per questo si può dire che se il Giocatore Nero è infinitamente lontano dal Terzo Giocatore, del Terzo Giocatore egli è anche un interlocutore privilegiato. Gli è in qualche modo vicino. Chi è sceso nelle estreme profondità della Terra si è allontanato dal Cielo. Ma, se avesse proseguito ancora, e avesse quindi rovesciato il capo, le stelle avrebbe infine potuto giungere a rivederle, lasciando cadere a terra le sue vesti nere e lasciando apparire il destino della verità, che eternamente appare.
(Emanuele severino, In viaggio con Leopardi. La partita del destino dell’uomo, Rizzoli, Milano 2015, pp. 219-221).

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