La filosofia di Emanuele Severino, una ricostruzione di Dario Smizer, dal sito: digilander.libero.it/moses

dal sito http://digilander.libero.it/moses

«L’antico popolo greco chiama hýbris la prevaricazione. Essa è già presente prima ancora che l’uomo voglia volare. Nell’antica cultura greca la hýbris originaria è il furto del fuoco che Prometeo sottrae agli dei per darlo ai mortali. Egli dice di aver dato agli uomini tutte le téchnai – tutte le forme di tecnica – per spingere la morte il più lontano possibile da essi. Nel racconto veterotestamentario Adamo e la sua compagna danno ascolto al serpente: se mangeranno il frutto proibito, diventeranno “come dèi” (eritis sicut dii), si lasceranno indietro nel modo più radicale la loro natura umana, i limiti a cui essa li costringe e soprattutto il pericolo della morte. Riusciranno a compiere il grande volo alla conquista di Dio.» (1)

Hýbris è uscire da un sentiero, uscire dal sentiero della “natura”. «Lungo la storia dell’uomo la determinazione più circostanziata di ciò che non è “natura” umana è data dai codici religiosi. In essi viene indicato l’Ordinamento all’interno del quale l’uomo deve vivere. Essi scendono, pur non fermandovisi, fino ai dettagli minimi delle regole che presiedono l’alimentazione l’igiene, il vestire, l’abitare.
L’Ordinamento inviolabile è la natura.»
Non si può violare l’Ordinamento senza autodistruggersi. Chi discute l’Ordinamento va contro natura. La libertà di pensiero è sacrilega. Aggiungo che Socrate va a morte proprio perché la sua fu hýbris, anche se egli dichiarò di volersi attenere alle leggi della città.
Perché passare le soglie del proibito dall’Ordinamento porta a violare la natura? Religione e fede non possono rispondere. «Possono solo dire che le cose stanno così e che non si deve indagare oltre. Ma, in questo modo, prevaricazione – hýbris– non è soltanto la violazione del codice mitico-religioso: hýbris è innanzitutto questo codice stesso. Il nostro è il tempo in cui l’uomo va avvertendo sempre più nettamente la violenza e la prepotenza dei codici (senza che con questo si intenda dire che la violenza sia estranea all’essenza del nostro tempo). Inoltre i codici religiosi sono molti e tra loro in contrasto. Molte cose che per il cristianesimo sono naturali non lo sono per l’islamismo; e viceversa. In questa prospettiva, perché accendere il fuoco o volare non potrebbe essere contro natura almeno tanto quanto mangiare carne di maiale o essere poligami?
Soltanto se esiste una “natura” delle cose e dell’uomo – comunque la si voglia concepire, ma in ogni caso concepita come l’inviolabile – può esistere una hýbris, una prevaricazione che sia la violazione dell’inviolabile. In tal modo l’innocenza è l’adeguazione alla natura, la colpa ne è la violazione.»

Ma la filosofia moderna nega l’esistenza di una “natura”. Non ci sono “leggi naturali”. Ci sono solo “leggi positive” costruite dall’uomo e che quindi l’uomo stesso può revocare o modificare. Pertanto violare queste leggi non è violare l’inviolabile, ma solo un dettato positivo, una convenzione. «Anche se non ce ne rendiamo conto, questo rovesciamento della tradizione cambia fino alle radici il modo di vivere e di pensare dell’uomo: va imponendosi l’atteggiamento per il quale ogni legge, prima o poi, dopo essere stata costruita, destinata a franare; ogni cosa è un che di costruito e di franante; nulla è fermo, fisso, stabile.»

Ancora una volta, Emanuele Severino denuncia il paradosso in cui viviamo. «I vecchi codici religiosi annientano ogni comportamento umano che non si adegui ad essi. D’altra parte, la negazione di ogni codice, a cui è giunta la cultura del nostro tempo, porta a dire che l’unica “natura di cui si può parlare è la costruzione-distruzione dell’uomo, sì che ogni fabbricazione e ogni devastazione e annientamento dell’uomo diventano qualcosa di innocente. Il nostro tempo vola sempre più in alto e sempre più lontano dall’antica “natura” dell’uomo. Senza colpa, la trasforma e la distrugge. Ci si lascia alle spalle lo stesso esser uomo.»
Abbiamo così delineato, a larghi tratti lo scenario in cui si collocano, e da cui emergono, alcuni problemi fondamentali del nostro tempo. Non sono strettamente problemi “filosofici”, cioè da specialisti ma, sono la “filosofia” nel senso più ampio. Attraversano le preoccupazioni di ognuno di noi, anche se solo Emanuele Severino è giunto a presentarli con lucidità estrema nella loro radicalità. Ciò non è casuale, a mio avviso, ma è frutto di un itinerario coerente, tenuto ben fermo, in oltre cinquant’anni di impegno filosofico.

segue

vai alla intera scheda:

Sorgente: La filosofia di Emanuele Severino

pagine dedicate a: Emanuele Severino

La filosofia di Emanuele Severino / Dario Smizer

La forza del destino / Dario Smizer

Severino: Fuori dalla metafisica? Solo apparentemente / Dario Smizer

L’isolamento / Dario Smizer

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