Vasco Ursini, L’individuo e la verità e il senso della necessità, Con citazioni di Emanuele Severino in: La struttura originaria’, Introduzione 1979-81

 

Vasco Ursini

Ecco uno dei passi più sconcertanti del pensiero di Emanuele Severino in cui si afferma che la verità incontrovertibile non è il prodotto di un individuo, cioè non è qualcosa di cui l’individuo sia l’autore, e che ogni “io” della terra isolata, in quanto non è l’apparire del destino della verità non può capire, non può conoscere la verità. Può ‘credere’ di conoscerla, può avere l’intenzione di “conoscerla”:

“La Necessità”, (cioè l’esser sé di ogni essente nel suo mostrarsi come ciò la cui negazione è autonegazione) “che già da sempre si apre al di fuori dell’isolamento della terra e della storia dell’Occidente, non è una dottrina che passi da uno a un altro, e non è nemmeno qualcosa di “capito” da uno o da molti. In quanto “capita” da uno o da molti diventa semplicemente la “prospettiva” di uno o di molti, qualcosa che non può essere la Necessità. La testimonianza della Necessità può avere un “ascolto”. Ma, se nell’ascolto la Necessità appare come tale, l’ascoltante non può essere “uno di noi”, un mortale o un dio, non può essere “il mio prossimo”. Se la Necessità non può essere ciò che “uno” ha scoperto, e che dunque ha scoperto e che dunque sta entro i limiti dello sguardo di quest’uno, la Necessità non può essere nemmeno ciò che “un altro” o “altri” ascoltano. Se nell’ascolto la Necessità appare come tale, l’ascoltante non può essere che la Necessità stessa. L’ascoltarsi è daccapo il suo apparire”.(‘La struttura originaria’, Introduzione 1979-81, p. 98).

Ma allora chi può conoscere la verità? A rispondere è Severino:

“Se ora “io” ne sono l’apparire (la conosco) – se cioè essa appare nella sua incontrovertibilità -, e esserne apparire e a “conoscerla” non sono io in quanto io empirico, ma sono io in quanto Io del destino, ossia in quanto Io sono la verità stessa che appare in sé stessa, come contenuto di sé stessa, e come contenuto che contiene la terra e, in essa, in quanto isolata, cioè in quanto non verità, l’interpretazione che mostra questo mio essere io empirico e “gli altri”. (‘Discussioni intorno al senso della verità’, p. 80)

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