Emanuele Severino, Il fondamento e la storia del fondamento, da un post di Giorgio Amendola, segnalato da Vasco Ursini. Citazione da: “La struttura originaria”, Cap. 1 “L’esposizione della struttura originaria”, par. 4 “Il fondamento e la storia del fondamento”

“Le negazioni accadute (…) si distinguono all’interno del sistema delle negazioni possibili, dalle negazioni non accadute, per quel tanto che le prime sono oggetto di una cura, di un interesse, di un appassionamento, per cui o la base logica sulla quale tali negazioni si appoggiano viene considerata come il fondamento stesso, o, in generale, esse divengono, in quanto tali, contenuto di una certezza.

E appunto in ciò consiste “l’astuzia della ragione”: nell’impegnare a fondo l’individuo (chè l’individuo è appunto quella cura, quell’interesse, quell’appassionamento), facendogli apparire l’opera o il compito che gli è affidato, come positivo e come l’intero dell’opera, del compito: anche quando si tratta di un negativo, o di un momento del positivo (…) la posizione del fondamento implica essenzialmente il toglimento della negazione del fondamento; o che questo si realizza come apertura originaria della verità solo in quanto è in grado di togliere la sua negazione, e quindi solo in quanto sta in relazione con questa. Sì che il fondamento è posto solo in quanto la negazione è posta (come tolta) (…) il contenuto posto è il fondamento appunto in quanto mostra (è posta) la sua capacità di togliere assolutamente la sua negazione (…) questa negazione non è un’astratta universalità, ma è il sistema concreto delle negazioni possibili. E questo sistema è appunto la storia possibile del fondamento (…) poiché il fondamento è tale solo in quanto implica come tolta la propria negazione, questo sistema di negazioni è dunque essenziale al fondamento (…) Se il fondamento implica negativamente la sua negazione, non può infatti essere indifferente al concretarsi di questa (…) In quanto il fondamento si impegna essenzialmente con la sua storia, l’ “eternarsi” del fondamento coincide essenzialmente col suo “storicizzarsi”. Se la storia del fondamento è il concretarsi dell’universalità della sua negazione, è infatti in rapporto allo sviluppo della negazione che il fondamento esercita il suo valore. La condizione della possibilità di uno sviluppo storico del sapere filosofico sta appunto in questa struttura, per la quale il fondamento – e ogni posizione logica che su questo si appoggia – implica (negativamente) il concreto della sua negazione (…) E’ dunque rispetto allo sviluppo della negazione (fenomenologia dell’errore) che il fondamento si tien fermo. Ma il tenersi fermo in relazione allo sviluppo della negazione è anche un movimento – movimento della negazione di ciò che via via insorge contro il fondamento (movimento della negazione della processuale negazione del fondamento) – sì che per questo lato il fondamento è svolgimento, novità, progresso.”


(E. Severino “La struttura originaria”, Cap. 1 “L’esposizione della struttura originaria”, par. 4 “Il fondamento e la storia del fondamento”)

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