“Il tempo presente appartiene alla situazione storica che è intermedia [ … ] tra il tempo della tradizione e quello del dominio della tecnica”, in Emanuele Severino, Storia, Gioia, Adelphi, Milano 2016, pp.88-90

Vasco Ursini

Il tempo presente appartiene alla situazione storica che è intermedia [ … ] tra il tempo della tradizione e quello del dominio della tecnica, e propriamente, tra il tempo dell’uso soprattutto capitalistico della tecnica e il tempo in cui la tecnica usa, essa, le forze (e innanzitutto quella capitalistica) da cui oggi è ancora usata. Il dominio della tecnica è ancora un futuro. Ma prima che questo futuro abbia ad apparire è possibile che il mondo, o la sua configurazione attuale vadano “distrutti”. Anche se la “distruzione” non è da intendere come “annientamento”, è però possibile che il mondo e la sua attuale configurazione escano dai cerchi dell’apparire.
Segni di tale possibilità sono, [ … ] la possibilità di un conflitto atomico mondiale, la catastrofe ecologica determinata dalla forma attuale della produzione economica e addirittura la possibilità che la “natura” non si comporti più secondo le leggi che la scienza vede in essa, e si presenti come caos. [ … ]
Inoltre, poiché conflitto atomico mondiale, catastrofe ecologica, natura che lascia il posto al caos sono eventi intrecciati alla pressione dei popoli poveri su quelli ricchi, si sta manifestando un duplice processo: quello costituito da tale pressione e quello dove la tecnica, incrementando la propria potenza, può pervenire alla risoluzione del problema della povertà planetaria, del disastro ecologico, dello scontro tra i popoli e della stessa ribellione della natura. Se la velocità di questo secondo processo è superiore a quello del primo, allora la “distruzione” del mondo è evitabile e la tecnica può dominare il mondo; ma questa dominazione e ciò che la determina sono impossibili e questa “distruzione” è inevitabile se è il primo processo a essere più veloce del secondo. La necessità della storia autentica del mortale è dunque apparente perché è possibile che l’apparire della “distruzione” ora indicata sia necessario.

(E. Severino, Storia, Gioia, Adelphi, Milano 2016, pp.88-90)

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