«Già da tempo […] la dimensione umana è sempre più estromessa dal sistema di mezzi che sono coinvolti nel processo produttivo …, Emanuele Severino, Capitalismo senza futuro, Rizzoli, Milano 2012, pp.90-92

«Già da tempo […] la dimensione umana è sempre più estromessa dal sistema di mezzi che sono coinvolti nel processo produttivo. Le “macchine”, si dice, sostituiscono sempre di più l’uomo. E già da tempo si delinea la possibilità che l’Apparato stesso della tecno-scienza si configuri, nel suo insieme, come qualcosa che può essere interpretato come “Coscienza”, “Sistema cosciente” o “Intelligenza Artificiale”, e che anzi […] tende a configurarsi, anche in relazione al fenomeno della “globalizzazione”, come Coscienza o Sistema intelligente planetario, tanto più potente quanto più libero da ogni forma dell’esser uomo.

È questa la situazione in cui l’Apparato si presenta come “Anima” in modo analogo in cui nel passato è stata evocata l’esistenza dell’anima mundi o, in seguito, della società come “volontà generale” (Rousseau), o dell’esistenza dell’“Io trascendentale” e dello “Spirito” idealistico, o della società come coscienza collettiva irriducibile alla somma degli individui (Durkheim). È questa la situazione in cui non si crede più che l’uomo tecnico sia insostituibile (non lo “si” crede più sia da parte dello stesso uomo tecnico, sia da parte dell’Anima dell’Apparato), anche se dovrà esser stato l’uomo tecnico ad affidare se stesso e a mettersi nelle mani dell’Apparato, così come nell’Apparato razionale-metafisico-teologico l’uomo, con la ragione filosofica o con la fede o con una sorta di mescolanza delle due, si affida e si mette nelle mani di Dio. In entrambi i casi l’uomo vuole che sia fatta la volontà di ciò che di volta in volta egli crede che sia la Potenza suprema. In entrambi i casi l’uomo rimane un mezzo per realizzare l’incremento della Potenza suprema.

[…] L’uomo tecnico rimane un mezzo per realizzare questo potenziamento; ma questa non è una regressione dell’uomo tecnico allo stadio che precede il suo venir ad appartenere allo scopo dell’Apparato tecnico, perché l’uomo tecnico potrebbe decidere di mettersi nelle mani dell’Apparato solo se, da un lato, gli risultasse che con questa decisione otterrebbe un beneficio – una felicità – significativamente superiore a quello che otterrebbe liberandosi e uscendo dal suo ruolo di mezzo e venendo ad appartenere all’area dello scopo dell’Apparato; e, dall’altro lato, solo se l’Apparato si configurasse in modo tale da rendere revocabile la decisione umana di mettersi nelle sue mani (giacché […] nella situazione in cui la Tecnica domina il mondo l’affermazione dell’esistenza e della prosecuzione di questo dominio ha un carattere scientifico, ossia è un’ipotesi che può essere smentita da un momento all’altro – in relazione all’interpretazione in cui appare il mondo, non è un’ipotesi che la fede nel divenire del mondo, ossia il suo diventar altro, sia destinata a condurre alla dominazione della Tecnica; ma, appunto, questa conseguenza dipende dall’interpretazione all’interno della quale l’uomo crede e vive, cioè dipende da un’ipotesi».

Emanuele Severino, Capitalismo senza futuro, Rizzoli, Milano 2012, pp.90-92.

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