La vicenda del mortale si racchiude entro le mura del Nichilismo, dentro un tempio abitato dal Dio del Nulla, testo di Luciano Tomagè

La vicenda del mortale si racchiude entro le mura del Nichilismo, dentro un tempio abitato dal Dio del Nulla. Un dio ignaro del Destino, che ha voluto giocare col mortale la partita del “mondo della vita”…l ha illuso, l ha preso per incantamento, e come in un arcano sortilegio, gli ha gettato addosso la luce ipnotica dell incantesimo. È destino che il mortale, che la vita del mortale, accompagni la traiettoria del destino ignorandola, rimuovendo nel proprio inconscio la sua verità, e che viva nell errore a sua insaputa. È destino che la verità del destino, cioè la sua necessità, sia contraddetta dalla non verità. È l’originario che si struttura secondo un principio che apre le porte del pensiero, il principio logico di non contraddizione. L’immediatezza logica dell essente è in grado di respingere la negazione della sua verità, che consiste nella sua necessita di essere. Eppure il mortale, che da questa struttura originaria si è separato e ignora la necessaria verità del destino (ripetiamolo:l’eternità di ogni cosa e di ogni attimo), il mortale vive nella convinzione che le cose divengano altro da sé stesse e scambia la fioca luce delle sue dimore, per la luce della Verità che invece abita le alture soleggiate del giorno e che irradia eternità in tutti i suoi sentieri.

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