L’uomo è l’anelante ‘par excellence’, Emanuele Severino, Oltre l’uomo e oltre Dio, p. 113. Citazione proposta da Vasco Ursini

L’uomo è l’anelante ‘par excellence’

Se l’uomo non è il mortale, ma l’apparire del destino della verità; e se l’apparire della verità è contraddizione – e precisamente contraddizione C – ne consegue che l’ “anelare” è l’irrequietezza della contraddizione e quindi l’uomo è “l’anelante par excellence”. Quella irrequietezza è l’apparire della necessità che ogni configurazione della terra sia oltrepassata.
L’anelare è un vedere la necessità dell’oltrepassamento del luogo in cui l‘anelare si apre. Solo il destino della verità può essere quindi l’anelante.
Nel linguaggio dell’Occidente l’anelare implica invece il volere, il progettare, appartiene cioè alla logica che crede nel divenir altro degli essenti e nella capacità della volontà di farli diventare altro.
Per questo, i miei scritti preferiscono la parola “attesa”, perché l’attesa allude alla consapevolezza di qualcosa che “non può non accadere”.


(E. Severino, Oltre l’uomo e oltre Dio, p. 113).

via Amici di Emanuele Severino

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