Eternità dell’essente tra Parmenide, Platone e Severino, di Alberto Marini, in gruppo FB Amici di Emanuele Severino

– PARMENIDE: (A=essere); (B=essere); (C=essere).
Parmenide, per tutelare il principio secondo il quale l’essere è e non può non essere, annulla tutte le determinazioni dell’essere nel non-essere, sì che ciò che appare è solo doxa.
Ogni determinazione (A, B, C, etc.) è solo essere, sì che ogni determinazione è irrimediabilmente perduta nella indeterminatezza dell’essere.
– PLATONE: [(A=A) ovvero (A≠¬A)] ≠ [(A=essere)=(A≠nulla)].
Specificazione: la determinazione A è quella dell’essere sensibile, non dell’idea.
L’è che lega A soggetto all’A predicato, si riferisce esclusivamente a determinare l’A come ciò che è diverso da tutto ciò che non è A. Dunque, l’è non si riferisce all’essere di A, ovvero al fatto che A non sia un non-nulla, ma esclusivamente al fatto che A è A in quanto diverso da tutto ciò che non è A.
Ancora, proprio perché (A=A), ovvero (A≠¬A), (A≠essere) [essere=non-nulla], così non è problematico pensare che (A=nulla). (A è A) significa (A è diverso da ¬A); non significa (A è diverso dal nulla). Per questo motivo A è necessariamente solo mentre esiste attualmente, ma non è necessariamente in quanto tale: non è così problematico che A non sia quando non è. Platone porta le determinazioni nell’alveo dell’essere (il suo merito) lasciandole però nel tempo (la sua colpa).
– SEVERINO: [(A=A) = 1.(A=essere) e 2.(A≠¬A)]
L’è che lega l’A soggetto all’A predicato significa: 1) il non-essere-nulla di A; 2) l’esser diverso di A da ¬A. Severino sintetizza le due precedenti posizioni attribuendo il significato dell’essere parmenideo (non-essere-nulla) alla determinazione platonica (A=A≠¬A).
In questo modo la determinazione non è più compresa come esistente nel tempo: A non è necessariamente solo mentre esiste attualmente; A è necessariamente in quanto A è un non-niente. Così, tutte le determinazioni, solo ed esclusivamente in quanto tali, ovvero solo perché sono un non-nulla, non esistono temporalmente ma eternamente.
«Quando l’essere, ogni essere, si rivolge verso quella direzione, lungo la quale si lega al suo ‘è’ [..] quando cioè dell’albero non si dice (soltanto) che non è il monte, ma si dice che è e che non può accadere che non sia, allora ogni essere prende volto divino» [Ritornare a Parmenide, p. 58]
da

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