Adriano Tilgher su uno dei modi di concepire la storia

 

Vico, Hegel, e tutti i pensatori che al loro seguito concepiscono la storia come l’esplicazione nel tempo di un principio spirituale unico nel quale gli eventi del mondo sono compresi come una pianta è compresa nel seme, come un uccello è compreso nell’uovo, sono nell’incapacità assoluta di spiegare il Caso nella storia, tanto vero che finiscono per negarlo. Essi sono nella stessa precisa posizione di colui che volesse spiegare con la ghianda non solo la quercia che ne vien fuori, ma anche il boscaiolo che a colpi d’ascia la butta giù.

(Adriano Tilgher, Pensieri sulla storia, Giovanni Bardi Editore, Roma 1952, pp. 33-34)

da  (3) Amici di Emanuele Severino

Rileggiamo due brani di Adriano Tilgher, tratti da Adriano Tilgher, Pensieri sulla storia, Giovanni Bardi Editore, Roma 1952.

 

Primo brano:

“I grandi uomini, si è detto, sono un dono di Dio. Altri han detto: un regalo del Caso. Ch’è lo stesso pensiero, espresso la prima volta in termini religiosi, la seconda volta in termini profani: Dal che deriva che maggior numero di grandi uomini c’è in un tempo, e più questo, a occhi non prevenuti, appare regno del Caso, dominio dell’Imprevedibile. Ora, più grandi uomini vivono in un tempo, e più questo tempo è ricco di eventi storici, più la storia che si fa in questo tempo è grande, impegnativa per le future generazioni, gravida di fati. Dal che in buona logica si deduce ancora che più un periodo storico è grande, importante, impegnativo, gravido di destini per le genti ancor non nate, e più esso è dominio del Caso e regno dell’Imprevedibile”.

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Secondo brano, come sviluppo del primo:

“Ma non i grandi uomini soltanto sono un dono di Dio o del Caso (secondo i punti di vista). Dono di Dio o del Caso è, nel senso più rigoroso della parola, ogni uomo che scende in questo mondo, e ciò da un punto di vista non metafisico, ma rigorosamente scientifico. L’embriologia moderna ci ha rivelato infatti che nell’atto della fecondazione i germi umani che si contendono la conquista dell’ ‘unico’ ovulo femminile sono 200 milioni, di cui uno e ‘uno’ soltanto trionfa (quando trionfa). Ogni uomo che nasce ha vinto una lotteria cento volte più difficile della lotteria di Tripoli o di Merano, e senza premi di consolazione. E a stretto rigor di termini di questi 200 milioni di germi che corrono la corsa della vita non uno rassomiglia all’altro: ognuno è se stesso, unicamente se stesso. unico, incomparabile, irripetibile: nessuno era mai stato come lui nell’infinito tempo passato, nessuno sarà più come lui nell’infinito tempo avvenire. Che il concorrente che si chiamò Napoleone o Maometto vinca i suoi confratelli o ne rimanga battuto, ed ecco tutta la storia del mondo che cambia radicalmente. Ciò che dimostra nel modo più perentorio che ogni concezione della storia umana come la realizzazione di un piano prefissato, come esplicazione di un programma definito in anticipo, come l’attuazione di un principio ideale che chiudeva in sé in potenza il corso futuro degli eventi, è mitologia pura”.

Chiare provocazioni, queste di Adriano Tilgher, alla nostra cultura, al nostro modo di pensarla e a una larga parte dello stesso pensiero filosofico di ieri e di oggi.

via Amici di Emanuele Severino