Vasco Ursini, L’OCCIDENTE E I SUOI DUE INCONSCI. “Secondo Severino due sono gli inconsci dell’Occidente: quello più superficiale del nichilismo e quello, più profondo, del destino della verità” già pubblicato in La Filosofia e i suoi Eroi (www.filosofico.net)

Vasco Ursini a La Filosofia e i suoi Eroi (www.filosofico.net)

L’OCCIDENTE E I SUOI DUE INCONSCI

Secondo Severino due sono gli inconsci dell’Occidente: quello più superficiale del nichilismo e quello, più profondo, del destino della verità. L’Occidente è dunque leggibile per Severino secondo due diversi sensi del ‘piano inclinato’: il senso che dalla superficie (‘epistéme e anti-epistéme’) conduce all’essenza della superficie stessa (fede nell’evidenza originaria del divenire, nichilismo) e il senso che dall’essenza della superficie (divenire, nichilismo) conduce all’essenza non alienata dell’uomo: la non-follia, la Gioia:

Noi siamo la Gioia: Questa parola non indica un sentimento psicologico: indica il gioire del Tutto per il suo essere il Tutto: appagamento di ogni bisogno, liberazione di ogni dolore, il colmarsi di ogni lacuna. Ma noi siamo anche la fede di essere circondati e penetrati dal dolore, dalla morte, dal niente. E facciamo presto ad allontanare dalla serietà della nostra esistenza la fola secondo cui noi saremmo il gioire del Tutto: Noi siamo la Gioia e, insieme, la fede di essere tutt’altro. Due anime abitano nel nostro petto; una nascosta, e l’altra manifesta“. (E. Severino, La strada, la follia e la gioia, BUR, Milano 2008, p. 87).

In verità, anche l’anima manifesta è manifesta soltanto parzialmente in quanto essa non sa (e non può sapere) che la nientità dell’ente non è verità ma il frutto di un’interpretazione. Dunque l’inconscio nichilistico non è il fondo ultimo dell’Occidente. Al fondo di quell’inconscio c’è un altro inconscio, un “inconscio dell’inconscio”, che consiste nella verità originaria dell’essere e che è presente al fondo di ogni abitatore del tempo. Per questo l’uomo è la convinzione di essere mortale, pur albergando nel suo profondo inconscio la posizione della propria eternità, la Gioia. L’uomo è dunque questa convivenza.
Severino con ciò tenta di esprimere “per la prima volta, ma nel modo più determinato e concreto, la struttura inconscia che sta alle spalle della stessa struttura inconscia dell’Occidente” (La struttura originaria, Adelphi, Milano 2004, p.14) e insieme come “il tentativo di condurre nel linguaggio la struttura della civiltà occidentale”, il cui

“senso autentico si lascia cogliere in un sottosuolo essenzialmente più profondo di quello esplorato da Hegel,dal marxismo, dalla psicoanalisi, dalla linea ermeneutica Nietzsche-Heidegger, dallo strutturalismo. Questo sottosuolo può essere raggiunto solo se […] si lascia che il luogo della Necessità (ossia la struttura originaria della Necessità), già da sempre aperto al di fuori della struttura dell’Occidente, consenta al linguaggio di testimoniarlo come qualcosa di abissalmente estraneo a quell’altro luogo che è appunto la struttura in cui cresce la storia dell’Occidente. Se questa struttura continua a rimanere l’inconscio essenziale della nostra civiltà, quell’altra – il luogo della Necessità – è l’inconscio di questo inconscio, il sottosuolo del sottosuolo, l’avvolgente dell’avvolgente” (E. Severino, La struttura originaria, cit., p.7).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...