4 pensieri riguardo “Emanuele Severino, breve comunicazione su “Imparare a vedere oltre la morte per amare la vita” – 2014

  1. Mi pare che si possa individuare una sostanziale differenza tra l’intervento di Severino e quello di Testoni: il primo non dice che il dramma della morte -e nemmeno quello dell’agonia, che pure appartiene alla vita- sia da affrontare con una qualche terapia; il secondo si’. Tuttavia, Se fossi un paziente in analisi o in terapia farmacologica o psicologica per un qualche male di vivere, potrei prendere in considerazione la strada indicata da Testoni come una possibilita’ interessante di soffrire meno o per nulla, e certo vorrei che i miei figli avessero -nel mondo- questa chance. Ma cio’ non comporta alcuna verita’. E certo proprio questa consapevolezza da’ un senso diverso all’impegno mondano (vedi articolo di Severino Tutti in classe a scuola di dubbio, Corriere della Sera 1995), quando accade cioe’ l’incontro con la testimonianza del destino, quando si sa che ogni medicina appartiene alla malattia. Mi pare interessante il testo di una intervista fatta a Severino, di cui riporto qui solo poche righe, sperando che la citazione risulti opportuna:
    “D. Lei è sereno?
    R. Penso di no. Intravedo affinità tra il significato di questa parola e la verità. Quando parlo di serenità penso a una giornata di sole, col cielo terso, cioè a quella condizione di luce che permette di vedere le cose, di percepire i colori. È la serenità che ci consente di guardare in faccia cos’è la giustizia, la temperanza, concetti peraltro ombrosi. Solo quando c’è luce si può andare per i cammini oscuri. Come individuo sono poco sereno, però la filosofia è il luogo della serenità e della chiarezza. Un uomo che vuole essere se stesso stabilisce una differenza tra sé e le altre cose gettando un’ombra. Il portarsi verso se stessi è l’opposto dell’apertura della serenità. Proprio in quanto esseri pensanti non ci è data la possibilità di sentirci sereni. Così come, proprio in quanto siamo individui, non ci è data la possibilità di stare al di fuori dell’errore.” Intervista di Emanuela Zanotti a Severino, in Giornale di Sicilia 1983.

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