Il depresso è lungimirante perché percepisce che nessun riparo … può salvarlo dal nulla, Emanuele Severino, Sortite, Rizzoli, Milano 1994, p. 13

Il depresso è lungimirante perché percepisce che nessun riparo – né l’apparato teologico-metafisico, né quello scientifico-tecnologico- può salvarlo dal nulla. Si può aver voglia di vivere, si può sopportare la vita solo se si distoglie lo sguardo dalla morte e dal nulla (magari enfatizzando il concetto che l’uomo è “un essere-per-la-morte”). La cultura occidentale – e quella dell’Oriente in embrione – è la radice di ogni “depressione” dell’uomo occidentale, è l’anima di ogni forma di angoscia.


(Emanuele Severino, Sortite, Rizzoli, Milano 1994, p. 13).

Un pensiero riguardo “Il depresso è lungimirante perché percepisce che nessun riparo … può salvarlo dal nulla, Emanuele Severino, Sortite, Rizzoli, Milano 1994, p. 13

  1. Da tempo mi chiedo su quale piano si collochi il lavoro di Ines Testoni (Death education), per il quale Severino ha le parole elogiative che conosciamo. Certo non può essere il piano della depressione qui nominata (a tanti anni da oggi). E allora dove? Vedo un nesso con la tematica dell’ingiustizia del destino, ricordata anche in ‘Testimoniando il Destino’. Ma vedo anche l’indicazione che ciò che conta non è il fare in cui consiste la ‘cura’ (o terapia) quanto la consapevolezza. Ma allora, cos’è una Educazione alla morte, se non di nuovo la testimonianza del destino?

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