Emanuele Severino SULLA CONTRADDIZIONE, citazione da Scenari dell’impossibile. La Contraddizione nel pensiero contemporaneo, Nota introduttiva, a cura di Francesco Altea e Francesco Berto, Il Poligrafo, Padova 2007, pp. 9 – 10

SULLA CONTRADDIZIONE

Si parla molto di contraddizione, di questi tempi. In effetti, si tratta di un tema antico e visitato quanto la storia della filosofia: c’è chi fa risalire la prima formulazione del celebre ‘ Principio di Non Contraddizione ‘, che bandisce le contraddizioni dal mondo e ne dichiara l’assoluta impossibilità, addirittura al ‘Poema sulla natura’ di Parmenide (VI -V sec. a. C.). Il principio si ritrova in Platone, ma la sua prima formulazione esplicita è dovuta a Aristotele, che lo espresse sia nel proprio ‘ Organon ‘ (negli scritti di logica) che nella ‘ Metafisica ‘, e lo difese in quest’ultima. Affrontando la questione della validità generale del ‘Principio di Non Contraddizione’ nella ‘ Metafisica ‘, e non in un contesto logico, Aristotele sottintendeva che questo problema fondamentale competesse al ” filosofo primo “, e non fosse risolvibile mediante i soli strumenti della logica. E l’argomentazione aristotelica a favore dell’illimitata validità del Principio fu filosoficamente così efficace che questo si costituì come la legge più autorevole dell’intero pensiero occidentale – talmente autorevole che ben pochi, dopo Aristotele, si presero la briga di ‘difendere’ il Principio a loro volta (con un paio di eccezioni, quali gli idealisti inglesi Bradley e McTaggar). Thomas Reid incluse il Principio fra i dettati del buon senso comune (insieme ad altre verità ” autoevidenti “, come quella secondo cui le cose che ricordo distintamente sono accadute davvero). Il senso comune, di solito, è soltanto reattivo: non si preoccupa di sostenere le proprie convinzioni, finché qualcuno non le sfida.
Ma, in effetti, qualche sfida ci fu. Uno dei nomi più autorevoli in proposito è quello di Hegel, che fece della contraddizione il motore del procedimento chiamato ” metodo dialettico ” e il cuore della propria filosofia. Autorevoli dubbi sul Principio, all’alba del pensiero contemporaneo, furono espressi da Nietzsche, il quale ne scorse il ruolo assolutamente pragmatico, e quindi connesso – nonostante la ‘bona fide’ dei suoi fautori – più alla volontà di potenza che alla verità delle cose; e, dal lato logico, da Jan Lukasiewicz, il quale attaccò direttamente le argomentazioni aristoteliche della ‘Metafisica’ a favore del Principio.
Molti epigoni di Nietzsche, dislocati lungo le varie correnti di pensiero riunite sotto l’etichetta di “postmoderne” (da una parte della linea ermeneutica Nietzsche – Heidegger – Gadamer, al pensiero debole, al decostruzionismo francese) oggi mettono apertamente in questione il carattere incontrovertibile del Principio di Non Contraddizione come un residuo della tradizione metafisica occidentale – una tradizione impegnata nella ricerca di verità forti, definitive, e vista come consegnata, pur nella sua grandezza, al tramonto.
Dal lato logico-analitico, poi, ci si è occupati delle contraddizioni fin dall’inizio: se il ” mito di fondazione ” della filosofia analitica racconta dell’emancipazione di Russel dall’idealismo metafisico del suo tempo, una parte di questo racconto confluisce nella scoperta di quella che egli chiamava ” la contraddizione “: il famoso paradossi di Russel, rinvenuto nella teoria degli insiemi di Cantor proprio quando si pensava che questa dovesse fornire il fondamento definitivo della matematica. Naturalmente, i filosofi analitici sono tradizionalmente interessati delle contraddizioni solo per espungerle dal mercato filosofico. Ma anche su questo punto qualcosa ultimamente è cambiato. Prestando sempre più attenzione ai paradossi insiemistici e semantici (come il famoso “paradosso del mentitore”), i filosofi analitici hanno riscoperto il gusto di esplorare l’impossibile, e hanno anche cominciato ad elaborare strumenti logici in grado di farlo; logiche ‘paraconsistenti’, in cui l’ammissione di contraddizioni non conduce al caos logico-metafisico. E i più arditi fra essi, adoperando queste logiche, hanno cominciato ad esplorare la possibilità che il Principio non abbia quella validità non ristretta che si credeva; hanno incominciato a supporre che l’impossibile, la contraddizione, possa tutto sommato realizzarsi, talvolta, nel mondo.
(Scenari dell’impossibile. La Contraddizione nel pensiero contemporaneo, Nota introduttiva, a cura di Francesco Altea e Francesco Berto, Il Poligrafo, Padova 2007, pp. 9 – 10).

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