Ancora sul concetto di tempo, di Vasco Ursini

 

Vasco Ursini

Il presente non si ferma che per uno sfuggente frazione di tempo dunque non si lascia guardare, toccare.

È inafferrabile.

Sprofonda nel passato attimo dopo attimo.

Si può soltanto ricordarlo e riviverlo.

Ma nel ricordo esso non è più ciò che era quando è apparso, ma è intriso e in qualche modo sfigurato da un reticolato di elementi soggettivi di chi lo ricorda

Mark Strand, LA FINE, in Tutte le poesie, Mondadori, collana Oscar Baobab, 2019

La fine

Non ogni uomo sa cosa canterà alla fine,
guardando il molo mentre la nave salpa, o cosa sentirà
quando sarà preso dal rombo del mare, immobile, là alla fine,
o cosa spererà una volta capito che non tornerà più.

Quando il tempo è passato di potare la rosa, coccolare il gatto,
quando il tramonto che infiamma il prato e la luna piena che lo gela
non compariranno più, non ogni uomo sa cosa scoprirà al loro posto.
Quando il peso del passato non si appoggia più a nulla, e il cielo

non è più che luce ricordata, e le storie di cirro
e cumulo giungono alla fine, e tutti gli uccelli stanno sospesi in volo,
non ogni uomo sa cosa lo attende, o cosa canterà
quando la nave su cui si trova scivola nel buio, là alla fine.

da  La fine – Interno Poesia

vai a  Mark Strand, LA FINE, in Tutte le poesie, Mondadori, collana Oscar Baobab, 2019 – ANTOLOGIA del TEMPO che resta

 

Nel corso di una vita consacrata alle lettere e (talora) al dubbio metafisico, ho scorto o presentito una confutazione del tempo, Borges, Nuova confutazione del tempo (1946)

Nel corso di una vita consacrata alle lettere e (talora) al dubbio metafisico, ho scorto o presentito una confutazione del tempo, alla quale io stesso nego fede, ma che spesso mi visita la notte e nello stanco crepuscolo, con illusoria forza di assioma.

(Borges, Nuova confutazione del tempo (1946)

Il “tempo che resta”, riflessioni di Paolo Ferrario sulla vita e la morte, dopo un dibattito cittadino (con particolare riferimento alla lezione di Maurizio Migliori). Primi anni 2000, ai tempi del blog di Splinder

“Il tempo che resta”

E’ l’importante questione che l’associazione Accanto – Amici dell’Hospice San Martino” ha messo sotto riflessione in città:
“il tempo che resta è ciò che resta a ciascuno dalla nascita all’ultimo delicato soffio o respiro.
Il compito è quello di riuscire a viverlo il meglio possibile”,
dice la locandina.

In tre settimane si sono dipanati tre film e un dibattito:

Le temps qui reste di Francois Ozon

Go Now di Michael Winterbottom

La mia vita senza di me di Isabel Coixet

Chi, come me, sta velocemente avvicinandosi ai 60 anni questo tema se lo pone.

Non dico insistentemente, ma spesso. Come una questione importante, ineliminabile, oggettiva.

Il nostro tempo è breve.

E’ breve sempre, sia che moriamo giovani (certo di più), sia che moriamo vecchi (di meno, ma con la stessa percezione che il tempo è breve).

E’ tema talmente rilevante che mi trascino di stanza in stanza questo libro:
Harald Weinrich, Il tempo stringe: arte ed economia della vita a termine, Il Mulino, 2006 (edizione originale: Knappe Zeit. Kunst un Okonomie des befristeten Lebens, 2004. Quindi sono grato a Francesca Rigotti che lo ha tradotto).

Ecco alcuni capitoli di questo libro: Breve è la vita, lunga è l’arte, il tempo urge nell’aldiquà e nell’aldilà, il dramma del tempo scarso, finitezza-infinitezza, vivere con termini e scadenze.

Weinrich è un magistrale esperto di linguistica e filologia e la sua ricerca è di immenso interesse.

Ma tornando alla città c’è stato anche un dibattito a cui sono intervenuti:

Maurizio Migliori, filosofo

Don Bruno Maggioni, teologo,

Giuliano Turone e Gherardo Colombo, magistrati.

Ho preso qualche appunto che ora raccolgo e lascio qui nel mio blog –diario.

La morte è un processo individuale che riguarda tutti. E’ l’evento più universale e “democratico” che ci sia. Per l’individuo è una esperienza del tutto irripetibile, che si conosce solo per averla vista solo attraverso il corpo di uno o più altri.

Questa è la sua “eccezionalità”: tocca a tutti e a ciascuno, per ogni persona capita solo una volta. L’esperienza che ne facciamo è sempre indiretta.

Le tecnologie mediche oggi ci pongono un problema. Un problema tipicamente “moderno”, cioè non presente nelle società del passato. Non era così nelle culture esplorate dalle letterature classiche o da quelle moderne. Diciamo fino almeno alla seconda metà del ‘900.

Il problema è quello delle diagnosi sempre più selettive e precise e quello del tempo concesso in più dalle tecnologie mediche.

Insomma, oggi la morte, che pure è coperta da mille tabù, oscurità, rimozioni sempre più può metterci davanti al nostro “Tempo che resta”. Può avvenire che uno di noi venga a conoscenza forte e viva che il suo viaggio volge al limite. Sapendolo, avendone coscienza. Una coscienza resa ancora più avvertita dalla tecnica

Amici, credo che sia
meglio per me ricominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l'ora
d'arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m'è giunto all'orecchio
di questi luoghi, ch'io
vi dovrò presto lasciare.

Giorgio Caproni, Congedo del viaggiatore cerimonioso
Questo processo della fine della vita individuale investe le politiche e le istituzioni.

Un tempo si moriva a casa, poi in ospedale (nei reparti di medicina e geriatria). Oggi le istituzioni si specializzano: dal 1989 si è sviluppata in Italia la rete delle RSA- Residenze sanitarie assistenziali. Ed ora si creano gliHospice, strutture specializzate ad accompagnare in un contesto socio-sanitario alla morte i malati a prognosi infausta.

La novità è questa: nell’elenco delle situazioni estreme occorre aggiungere quello della:

possibile consapevolezza del tempo che resta

E allora attorno e dopo questo problema nuovo ne nasce un altro:

si può “pensare” il tempo che resta?

Si può apprendere qualcosa di questa situazione? Si può “fare anima”, come direbbe James Hillman o Claudio Risè, attorno a questo evento.

Ci si può provare.

Maurizio Migliori, quella sera ci ha sapientemente provato. Per ora riassumo il suo denso contributo.

Poi ci penserò e ripenserò e correggerò ed amplierò.

Esordio:

La NOSTRA morte è impensabile. E’ impossibile da razionalizzare.

Possiamo applicare funzioni di pensiero solo alla morte degli altri.

Tuttavia la morte ha anche una funzione attiva sulla vita. Sulla vita intera e sul frammento finale:

la morte tende ad attribuire senso al tempo che resta

Gli immortali dei romanzi di fantascienza e di fantasy sono dei soggetti infelici. Per loro il tempo eterno arriva a perdere significato. Non sanno cosa fare. Ricordo qui il discorso finale del perfetto robot in Blade Runner.

La morte può produrre apprendimento:

dà il senso del limite

Cioè fornisce coscienza che siamo esseri finiti e limitatissimi.

Siamo foglie, foglie importanti, ma foglie.

Ricordo una frase di Alberto Moravia: “siamo rugiada della notte che si asciuga al sole”.

E’ la coscienza di un limite pesante perché la natura è concentrata sulla viva non ci viene in aiuto per la morte:

alla natura la morte non interessa,

alla natura interessa solo la specie, non l’individuo

La natura non ci aiuta. Anzi si allontana quando si avvicina la morte.

Allora, cosa possiamo fare in una situazione di coscienza non solo della ineluttabilità della morte, ma del tempo scarso, come ben dice Weinrich?

Possiamo, facendoci anche aiutare, fare questo:

attraversare la nostra vita, l’unica cosa che veramente ci appartiene,

alla luce della certezza della morte.

Nessuno può dare istruzioni in proposito, data la singolarità dell’evento finale.

Tuttavia qualche cosa può essere pensato. Già: pensare. Visto che la specie umana ha sviluppato la coscienza ed il pensiero. E proprio perché li ha elaborati ha anche necessariamente elaborato il tema della angoscia della morte. Lo sa bene chi possiede animali: soffrono, provano dolore, si nascondono. Ma non hanno coscienza della morte. Avvertono il dolore, quella cosa che non sentivano prima. E noi possiamo alleviarlo.

Alcune cose che possono essere pensate:

occorre sapere da subito che “il tempo è poco”

Questo vale anche per i più giovani. Non è un problema dei pre-vecchi, come io sono, o dei vecchi. Anche un giovane dovrebbe apprendere che il tempo è poco. Non è facile, anzi sembra impossibile nella società dei consumi e dell’immagine.

Occorre poi:

sapere che siamo in cammino.

E che questo cammino ha delle tappe e che il tempo non non va sprecato.

Come? Per esempio non concentrandosi  su una sola cosa. Il lavoro, l’ideologia, il divertimento. Allargare il campo degli interessi. Come Tarzan: attaccarsi a più liane. Volare e prenderne un’altra.

Poi si può, piano piano, senza masochismi eccessivi (come ho detto proprio questa mattina ad Arsenico, che pure il tema della sofferenza lo maneggia professionalmente)

prepararsi ed accettare questo processo

Allenarsi ad accettarlo

Dire “non me lo aspettavo” è un insulto alla intelligenza.

No: è nella gamma delle possibilità. O per cause probabilistiche, come nei mestieri pericolosi. O per rischi accettati. O, comunque, per biologia. Naturalmente si deve fare di tutto per ridurre i rischi

Però può succedere.

O nell’attimo dell’incidente e delle bombe nelle metropolitane (è un mio chiodo fisso: ma se loro mi dicono “ti odio e ti voglio uccidere”, io gli credo).

O in un decorso lungo e assistito.

E allora cosa pi può ancora fare in questo percorso che è la mia vita, la tua vita?

si può relazionarsi con il mondo,

si può tentare di lasciare un segno della nostra presenza

Si può scrivere una poesia: magari l’unica poesia. Ma la mia. Sì : anche un haiku, senza la tecnica dell’haiku

Si può fare un dipinto: magari l’unico, ma il mio.

Si può scrivere in un blog. Chissà mai che questi segni dell’elettronica lascino da qualche parte una traccia di sé. E illuminino il cammino di un qualunque altro

E dove si inscrivono le tracce di sé?

In altre persone. Come un software invisibile che però plana su un hardware.

Ecco la funzione delle biblioteche.

La funzione delle piazze e delle vie.

La funzione dei rituali.

Tutto questo si può e deve fare.

Sapendo, tuttavia che il passaggio finale è solitario.

Soli, soli, soli.

E chi ha la fortuna di avere la fede se la tenga cara e molto stretta.

E chi non l’ha, e io sono uno che non l’ha, avrà uno strumento in meno.

Ma chissà se in quel momento anche chi ha la fede non vacillerà, almeno per un attimo?

Soli, soli, soli.


vai alle pubblicazioni di Maurizio Migliori

https://antemp.com/2019/09/24/maurizio-migliori-pubblicazioni-in-portale-docenti-della-universita-di-macerata/

MAPPE nelle POLITICHE SOCIALI e nei SERVIZI

“Il tempo che resta”

E’ l’importante questione che l’associazione Accanto – Amici dell’Hospice San Martino” ha messo sotto riflessione in città:
“il tempo che resta è ciò che resta a ciascuno dalla nascita all’ultimo delicato soffio o respiro.
Il compito è quello di riuscire a viverlo il meglio possibile”,
dice la locandina.

In tre settimane si sono dipanati tre film e un dibattito:

Le temps qui reste di Francois Ozon

Go Now di Michael Winterbottom

La mia vita senza di me di Isabel Coixet

Chi, come me, sta velocemente avvicinandosi ai 60 anni questo tema se lo pone.

Non dico insistentemente, ma spesso. Come una questione importante, ineliminabile, oggettiva.

Il nostro tempo è breve.

E’ breve sempre, sia che moriamo giovani (certo di più), sia che moriamo vecchi (di meno, ma con la stessa percezione che il tempo è breve).

E’ tema talmente rilevante che mi trascino di stanza in…

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Ancora sul tempo, come ci appare e come lo percepiamo qui su questa terra … di Vasco Ursini

Ancora sul tempo, come ci appare e come lo percepiamo qui su questa terra. Altrove la sua percezione può essere diversa, anzi sicuramente lo è stando a ciò che la fisica ci dice

Tutto ciò che si vive, istante per istante, sprofonda nel passato. Di esso, tuttavia, si può conservare il ricordo. Ma un conto è il passato, altro conto e il suo ricordo. Se cerchi di acchiappare il presente per fermarlo almeno un istante, non acchiappi nulla. Sprofonda nel passato immediatamente. Resta il futuro. Ma esso è così buio che non si riesce a vedere nulla di ciò che accadrà. Possiamo soltanto assistere, istante dopo istante, agli eventi che uno dopo l’altro ci si presentano innanzi o ci cadono addosso. Tutto questo avviene mentre i mortali vivono la loro vita, giorno per giorno, stando “come d’autunno sugli alberi le foglie”, che prima o poi si sa che cadranno. Questa drammatica condizione esistenziale non impedisce tuttavia ai mortali di mettere in moto la loro volontà fino a spingerli a tentare di progettare ciò che intendono fare nel loro futuro. E di fatto essi definiscono i loro progetti per realizzazioni proiettate anche in tempi lunghi. Così, in questa tragica condizione esistenziale, la grande massa degli umani, in larghissima maggioranza, va avanti da millenni riuscendo così ad attendere il momento della “caduta della foglia”. Alcuni di loro non ce la fanno, si fermano prima del fatidico momento in cui essa cade. Si fermano per loro volontà, mossa o no, a seconda dei casi, dall’istinto di morte.

Riflessioni sul tempo, di VASCO URSINI

Vasco Ursini:

Il passato non è più. Il presente è inafferabile.

Solo il futuro sarà se ci sarà dato di “esserci”.

Possiamo tentare di programmarlo sapendo che “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, senza però poter prevedere quando la “foglia”, che ciascuno di noi indubbiamente è, cadrà.

E cadrà per decisione che non prenderemo noi, come pure non prendemmo quella di essere stati “gettati” nel mondo.

VASCO URSINI, IL TEMPO SECONDO MARTIN HEIDEGGER

Heidegger ci dice che per comprendere l’essere occorre partire dal “tempo”, ma la sua è una concezione del tempo nuova e diversa rispetto a quella della metafisica tradizionale: la realtà dell’essere non è più presenza ma “possibilità”, e l’essere del tempo non è più il presente ma “l’esistenza”. Inoltre la determinazione fondamentale del tempo non è più il “presente”, ma il “futuro”, inteso non come “non ancora presente”, ma come “possibilità, progetto”: “Il progettarsi in – avanti nell’in – vista di se stesso”, progettarsi che si fonda nell’avvenire, è un carattere essenziale dell”esistenzialita’. Il senso primario dell”esistenzialita’ è l’avvenire”.

(Il brano è tratto da: Vasco Ursini, Essere e Tempo, relazione tenuta al congresso internazionale “Heidegger nel pensiero di Severino, tenutosi a Brescia, 13-15 giugno 2019).

L’ eternità di ogni cosa (anche tua!): l’illusione del tempo tra scienza e filosofia, link suggerito da Vasco Ursini

Vasco Ursini ha condiviso un link.

Amministratore · 30 luglio alle ore 09:04

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2935401503198341&id=100001855595875

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L’ eternità di ogni cosa (anche tua!): l’illusione del tempo tra scienza e filosofia

In questo video vengono raccolti alcuni interventi che spiegano come le scienze e la filosofia, negli ultimi decenni, abbiano stravolto radicalmente il nostr…

EMANUELE SEVERINO, sulla FINE DEL TEMPO, testo proposto da Vasco Ursini in gruppo facebook il 15 marzo 2019

LA FINE DEL TEMPO”

In Italia alcuni fisici e qualche filosofo hanno notato l’affinità tra la “tesi” centrale del mio discorso filosofico – l’eternità di ogni ente e pertanto di ogni stato del mondo – e la “tesi” di Einstein che “per noi fisici, la distinzione tra passato, presente e futuro non è che una testarda illusione”. Ho messo tra virgolette la parola “tesi”, per sottolinere che quando le “logiche” che conducono alla “stessa” tesi sono diverse, sono diverse anche le tesi che suonano apparentemente identiche. E la logica della fisica einsteniana è essenzialmente diversa da quella secondo cui si manifesta la necessità dell’eternità di ogni esssente a cui si rivolgono i miei scritti.
Ciò non vuol dire che ci si debba disinteressare del rapporto tra le due “tesi”, soprattutto ora che molti fisici mettono in questione il concetto di “tempo”, che sta in piedi solo se il presente differisce dal passato, ossia dall'”ormai nulla”. L’esempio più recente e tra i più rilevanti di questa crisi del tempo nel mondo della fisica è il libro del fisico Julian Barbour, ‘La fine del tempo. La risoluzione fisica prossima ventura’ (Einaudi 2003). […]
Barbour scrive: “Da una quindicina d’anni un numero esiguo ma crescente di fisici, me compreso, comincia a considerare l’idea che il tempo non esista veramente. E lo stesso vale per il movimento”.
Posso invitarlo a tener presente che la riflessione sull’eternità di ogni essente e di ogni evento è presente nei miei scritti sin dalla metà degli anni Cinquanta e che a metà degli anni Sessanta la dfiscussione su questo tema è stato un non trascurabile evento della filosofia italiana, che continua tuttora a essere vivo? Egli non è uno di quegli sprovveduti che non vedono relazioni tra fisica e filosofia: nella prima pagina del suo libro (di grande interesse e avvincente) scrive che “ben pochi pensatori, nelle epoche successive, hanno preso sul serio le idee di Parmende; io invece sosterrò che l’eterno fluire eracliteo… non è che una radicata illusione”.
Dirò allora al professor Barbour che qui in Italia, da mezzo secolo, quelle idee sono state prese molto sul serio non solo da me,ma anche da chi ha creduto di dover dissentire. E sono certo che al professore non interessa favorire quella sorta di incompetenza che c’è all’estero intorno alla filosofia italiana.

 

Dialoghi matematici. E=mc: Einstein, la relatività, lo spazio e il tempo. L’analisi della formula più famosa della storia della Fisica e le sue conseguenze sulla nostra concezione del mondo  e sul nostro senso del tempo – con Vincenzo Barone, Arnaldo Benini, Pino Donghi, in Rai Scuola, 2018

L’analisi della formula più famosa della storia della Fisica e le sue conseguenze sulla nostra concezione del mondo  e sul nostro senso del tempo sono stati i temi del secondo incontro dell’edizione 2018 dei Dialoghi Matematici del Mulino, svoltosi all’Auditorium Parco della Musica, a cui hanno partecipato il fisico teorico Vincenzo Barone ed il neurologo e neurochirurgo Arnaldo Benini, insieme al moderatore Pino Donghi.

Vincenzo Barone ha parlato della formula di Einstein, che, nata nell’ambito della Teoria della Relatività, ha sconvolto le nostre idee comuni e anche quelle precedenti della Fisica, riguardo allo spazio e al tempo, mentre Arnaldo Benini ha parlato del concetto di “tempo perduto” (oggi chiamato “compressione del tempo”) scoperto quasi per caso dal fisiologo, matematico e fisico tedesco Herman von Helmholtz, a metà del XIX secolo, mentre studiava l’elettricità animale: un tempo che sfugge alla coscienza e quindi alla nostra memoria.

segue

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Dialoghi matematici. E=mc: Einstein, la relatività, lo spazio e il tempo – Rai Scuola

http://www.raiscuola.rai.it/embed/dialoghi-matematici-emc-einstein-la-relatività-lo-spazio-e-il-tempo/39987/default.aspx

 

L’ eternità di ogni cosa (anche tua!): l’illusione del tempo tra scienza e filosofia, Video in Sapiens Sapiens, 13 gennaio 2018

In questo video vengono raccolti alcuni interventi che spiegano come le scienze e la filosofia, negli ultimi decenni, abbiano stravolto radicalmente il nostro modo di concepire il tempo (diversamente da come lo percepiamo).

Il video raccoglie i seguenti interventi:

– Carlo Rovelli (l’illusione del tempo);

– Cartone animato sulla relatività (Quark);

– Passato, presente e futuro non esistono (tratto da National Geographic);

– Ogni cosa è eterna (per l’uomo non esiste morte)

– Di Emanuele Severino, filosofo contemporaneo tra i più grandi del Novecento

Tommaso Tosi, Prima del Big Bang non c’era niente. Che cosa si intende scientificamente per “niente”, in quest’affermazione? – da Quora

Tommaso Tosi
Tommaso Tosi, Saggista in Filosofia, Scienza e Tecnologia

 

vai a

Risposta di Tommaso Tosi a Prima del Big Bang non c’era niente. Che cosa si intende scientificamente per “niente”, in quest’affermazione? – Quora

Ogni vivente dotato della capacità di pensare e pensarsi sta sulla terra errando tra TEMPO, LUOGO, EROS, POLIS e DESTINO, dal blog Tracce e Sentieri

 

cosa è Tracce e Sentieri

Ogni vivente dotato della capacità di pensare e pensarsi

sta sulla terra errando tra

TEMPOLUOGOEROSPOLIS e DESTINO

2017-12-29_005612


Tracce e Sentieri è nato nel 2004 su Splinder.

La tonalità affettiva di questo blog è raccontata qui:

Perché vale la pena di vivere?

E’ un’ottima domanda …

Be’, ci sono cose per cui vale la pena di vivere …
Per esempio, diremmo,

… il Genius Loci che si trova a   Coatesa 

coatesa2947

…le interpretazioni di Nina Simone, artista della musica

… la voce di Ray Charles, quasi sempre …

il ballo di Al Pacino in Scent of a Woman …

le note Blues e Swing di John Lewis …

Duke Elligton che ascoltava un padre, ma anche il “meglio che in Riviera” dell’altro padre …

Paolo Conte quando dice “quanta passion …“, …

i racconti biografici di Stephen King …

i quadri di Peppo Spagnoli che mostrano che si può fare molto anche da luoghi piccoli

… l’Essere di Parmenide da cui arriva Emanuele Severino.

… il (rigoroso, ma rigido) Logos-Pensiero di Silvia Montefoschi, attenuato dal politeismo simbolico di James Hillman

e dalla libertà di cambiare di Claudio Risè 

… il minimalismo dei The Necks, per ricordarci che siamo minimi

… un pezzo di musica, suonato così e solo quella volta in quel modo, come  Prism del trio Keith Jarrett

… la lentezza ciclica delle tartarughe

ma su tutto e tutti (per Paolo) il sorriso di Luciana …

… e poi anche …

e ancora …

(ispirato da Woody Allen in Manhattan)


Chi siamo?

“Chi siamo” è complicato.

E’ più facile dire che  ”ci chiamano“:

Paolo (Ferrario)

Luciana (Quaia)

2° metà del 900 e poco oltre – Later Than Never


i “Cerchi dell’apparire”:

 

tratto da

Tracce e Sentieri – Tracce e Sentieri