Il 14 giugno 1837 moriva Giacomo Leopardi – Lo vogliamo ricordare con quella che riteniamo la sua più bella poesia: “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” | in sito Elogio alla follia

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Il “bivio”, di Vasco Ursini in Amici di Emanuele Severino | Facebook

La filosofia, al suo inizio, si volge al senso essenziale dell’opposizione tra l’essere e il nulla e viene a trovarsi a un bivio: da un lato inizia il “Sentiero del Giorno”, dall’altro il “Sentiero della Notte”.
Queste sono espressioni di Parmenide. Possiamo esprimere lo stesso concetto così: trovarsi sul “Sentiero della Notte” vuol dire aver fede nel divenire, fede che appare ai propri occhi come “episteme”; trovarsi sul “Sentiero del Giorno” vuol dire tentare di dare testimonianza del destino della verità negando quella fede.
L’Occidente ha sinora percorso il “Sentiero della Notte”. Non è ancora stato percorso il “Sentiero del Giorno”. L’Oriente sta prima del bivio, cioè prima del pensiero che pone in luce il senso essenziale dell’opposizione tra l’essere e il nulla.
Trascrivo qui, come felice conclusione di questo mio scritto, il commento che su di esso ha espresso Luciano Tomagè:
“È così, al bivio ci aspetta un insolita erma divina, un Mercurio mai visto prima, che indica col dito la gioia del destino in fondo al sentiero di gloria”.

via (1) Amici di Emanuele Severino | Facebook

Il principio di non contraddizione secondo R. Panikkar

La contraddizione è contra-dizione, non è contra-essere.
Dunque, la “contra-dizione” non si può dire.
Ma chi ci ha detto che quello che “è” coincida con quello che si può dire?
Chi ci dice che la Realtà obbedisca al principio di non-contraddizione?
Tale principio va rispettato dentro il suo campo, e il suo campo è quello della dizione, del dire.
Principio di “contra-dizione”.
Ma non è contro l’essere: l’Essere non è identico al logos, alla dizione, alla parola.
Credo si possa esprimere razionalmente o irrazionalmente.
R. Panikkar

SUMMER SCHOOL ONLINE INTELLIGENZA ARTIFICIALE CERVELLO E MENTE, 29-30-31 luglio 2020. RELATORI: Roberto BOTTINI (neuroscienze cognitive, CIMeC, Trento); Paolo BUDRONI (Politecnico Vienna); Diego CALVANESE (Libera Università Bolzano); Franco FABBRO (neurologia, psicologia clinica, Università Udine); Eugenio PARATI (neurologia, Fondazione Carlo Besta, Milano). PARTICIPANO: Nicoletta CUSANO (filosofia teoretica, CRIF), Carlo MINIUSSI (neuroscienze cognitive, CIMeC), Luigi Vero TARCA (filosofia teoretica, Ca’ Foscari)

C.R.I.F. (Federazione UPAD Bz), C.I.M.eC (Un.TN), I.R.C.C.S. Carlo Besta Milano

in collaborazione con

Associazione Filosofia Futura e Fondazione Upad

Organizzano

SUMMER SCHOOL ONLINE

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

CERVELLO E MENTE

29-30-31 luglio 2020

All’interno di un progetto di ricerca biennale, promosso dal Centro Ricerca di Filosofia (Bolzano) in sinergia con il Centro Interdisciplinare Mente e Cervello dell’Università di Trento e l’Istituto neurologico Fondazione Carlo Besta di Milano viene organizzata una SUMMER SCHOOL OLINE sulla relazione tra INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CERVELLO E MENTE.

Il tema è oggi dibattutissimo e una Summer School sull’argomento potrebbe sembrare poco originale. Il percorso interdisciplinare che si presenta è invece assolutamente nuovo e inevitabile, nel futuro che ci attende, dove gli esperti di AI e Big Data non potranno fare a meno di interagire con neuroscienziati e filosofi sui significati di “macchina”, “uomo”, relazione cervello-pensiero, “Meta Data”.

Il fine della Summer School è introdurre alle principali tematiche legate al tema dell’AI e della coscienza, offrendo il fenomeno nella sua complessità, lungo un percorso logico in cui emergeranno i legami essenziali tra le diverse discipline: l’AI è legata alle neuroscienze dall’avere come proprio modello di riferimento (attualmente) il cervello umano; le neuroscienze, con sempre maggiore consapevolezza, studiando il cervello e la sua relazione con la mente si trovano avvolte in questioni filosofiche; la filosofia, apparentemente lontana dall’ingegneria informatica, si trova chiamata da quest’ultima e dalle sue creazioni ad affrontare questioni decisive: il significato di “uomo”, di “macchina”, di pensiero-coscienza, il problema dell’esistenza dell’ “altro” come “umano”.

La Summer School offre ai partecipanti un materiale video e testuale preparato ad hoc dagli esperti, che verrà consegnato qualche settimana prima degli incontri on line con i relatori, per consentire una interazione con questi ultimi basata su uno studio ponderato.

Nella giornata del 31 luglio verrà proposta la Tavola Rotonda in diretta on line tra esperti e relatori, dove oggetto saranno proprio le questioni sopra esposte. L’inizio di un percorso complesso, per prepararsi al futuro che è già qui.

RELATORI

Roberto BOTTINI (neuroscienze cognitive, CIMeC, Trento)

Paolo BUDRONI (Politecnico Vienna)

Diego CALVANESE (Libera Università Bolzano)

Franco FABBRO (neurologia, psicologia clinica, Università Udine)

Eugenio PARATI (neurologia, Fondazione Carlo Besta, Milano)

PARTICIPANO

Nicoletta CUSANO (filosofia teoretica, CRIF), Carlo MINIUSSI (neuroscienze cognitive, CIMeC), Luigi Vero TARCA (filosofia teoretica, Ca’ Foscari)

La Summer School vale per:

  • aggiornamento Docenti Scuole Superiori (bonus-scuola);
  • CFU studenti universitari;
  • formazione Personale Imprese e Aziende su convenzione

Costo iscrizione (inclusivo del materiale didattico):

  • standard 130 €.
  • studenti Licei e Università: 80 €.

PER INFORMAZIONI su crediti, modalità di iscrizione e partecipazione scrivere a:

redazione@lafilosofiafutura.it

PER TUTTE LE INFORMAZIONI E PER CONCORDARE INTERVISTE TELEFONARE A: Paolo Barbieri: 3351405459

Vasco Ursini: A PROPOSITO DELLE DUE ANIME CHE ABITANO NEL NOSTRO PETTO, citazione da: Emanuele Severino, Intorno al senso del nulla, Adelphi. Milano 2013, pp. 210 – 2011

A PROPOSITO DELLE DUE ANIME CHE ABITANO NEL NOSTRO PETTO.
Qualche giorno fa l’amico Paolo Ferrario ha pubblicato su questa pagina questo post: “Emanuele Severino, Due anime abitano nel nostro petto. La gioia, il dolore, la necessità …”. In precedenza io stesso avevo pubblicato più volte post di uguale contenuto. Il tema è di assoluta rilevanza. Per questo io voglio farvi sentire concretamente questa dualità di anime che si trovano dentro di noi in perenne lacerante contrasto tra loro, riportando qui di seguito una splendida pagina di Emanuele Severino che ne parla con il consueto rigore filosofico.
Ecco la pagina di Severino:
Anche se “io” sono una volontà di testimoniare il destino, io credo ‘di più’ e ‘più spesso’ nelle cose in cui comunemente si crede che non nel “destino della verità” – credo di più nelle cose in cui ‘credo’ che comunemente si creda, cioè nel “senso comune” (ossia in ciò che credo che sia il “senso comune”, e che non ha eccessive difficoltà a credere nella scienza), nella “vita quotidiana”; credo di più e più spesso nei contenuti della terra isolata, dalla quale sono spesso completamente avvolto; sono spesso assalito dal dubbio che il “destino”, che peraltro voglio affermare, non sia altro che una mia costruzione arbitraria e che alla fine il nulla non risparmierà nessuno e nessuna cosa; ciò che,nel linguaggio con cui intendo testimoniare il destino, viene chiamato “terra isolata” e “nichilismo” è una grande sebbene disperante tentazione – anche se a volte, invece, la letizia mi invade per ciò che in quella testimonianza si dice.
Ma questa lunga frase ( che potrebbe essere arricchita indefinitamente nella direzione da essa tracciata) non smentisce tutto quanto è affermato nei miei scritti?
Per nulla; anzi ne è la piena conferma.
Perché nel destino – cioè nel mio esser Io del destino – appare con necessità che chi è convinto del contenuto di questa frase è il mio esser io empirico nella sua appartenenza alla terra isolata e nel suo essere in vario modo avvolto dalle forme sapienziali in essa presenti. “Io credo di più nella vita quotidiana che non nel destino della verità”. E infatti l’io empirico è fede, e non può che “credere”. E “crede” non solo quando crede di più in quel che comunemente si crede, ma anche quando “crede” ( con o senza la “letizia” a cui sopra si è accennato) nel destino e non nei contenuti della terra isolata. In entrambi i casi questo io è nella non verità della fede, nella non verità in cui egli consiste.
Invece il mio esser Io del destino – la struttura originaria del destino – non crede di essere l’apparire del destino della verità, non crede in nessuno dei contenuti del destino che il linguaggio testimoniante il destino va indicando, non crede in nulla. E nemmeno questa è una smentita di quanto viene affermato nei miei scritti. ma ne è una conferma. Perché il destino (il mio, come ogni altro, esser Io del destino) è tale proprio perché è essenzialmente al di là e al di sopra della fede. Non crede in nulla perché è l’apparire della verità.Esso, che è il più vicino perché è ciò rispetto a cui si istituisce ogni vicinanza e lontananza, è l’autentico ‘Altro’ dagli umani e dai divini della terra isolata.
(Emanuele Severino, Intorno al senso del nulla, Adelphi. Milano 2013, pp. 210 – 2011).

Gabriele Pulli, Riflessioni sulla psicoanalisi, in Freud e Severino, Moretti e Vitali Editori, Bergamo 2009, pp. 9-11

La psicoanalisi si basa sull’idea che la sfera più ampia e profonda della vita psichica sfugga al dominio della coscienza, che sia inconscia. Il brano in cui Freud definisce le caratteristiche proprie del sistema inconscio (quelle cioè non “riscontrabili nel sistema immediatamente superiore”) costituisce dunque uno dei passaggi più importanti dell’intera letteratura psicoanalitica. Non per nulla compare nel sagiio del 1915 ‘L’inconscio’, al quale Freud attribuiva un particolare valore. E non per nulla, lo psicoanalista cileno Ignacio Matte Blanco (la cui opera costituisce uno dei momenti più alti del pensiero psicoanalitico) ha definito l’individuazione di tali caratteristiche come “la più creativa delle scoperte di Freud”, come l’esito di un “colpo straordinario di genio”.
La prima di tali caratteristiche dell’inconscio è l’assenza di contraddizione: “Il nucleo dell’ ‘Inc’ è costituito da rappresentanze pulsionali che aspirano a scaricare il proprio investimento, dunque da moti di desiderio. Questi moti pulsionali [ … ] esistono gli uni accanto agli altri senza influenzarsi e non si pongono in contraddizione reciproca”.Tale assenza di contraddizione appare immediatamente connessa con un altro fondamentale carattere: l’assenza di negazione: Freud infatti, senza frapporre alcun altra considerazione soggiunge: “In questo sistema non esiste la negazione, né il dubbio, né livelli di certezza”.
Blanco prende poi in considerazione gli investimenti psichici, cioè i legami che ciascuno di noi stabilisce con ciò che lo circonda, con i quali costituisce il proprio mondo affettivo. Nel sistema inconscio questi sono molto più fluidi di quanto lo siano nel pensiero cosciente: “Le intensità degli investimenti sono di gran lunga più mobili”. Tale maggiore mobilità degli investimenti si determina in particolare attraverso due procedimenti, lo spostamento e la condensazione: “Una rappresentazione può cedere tutto l’ammontare del proprio investimento a un’altra rappresentazione, attraverso il processo di ‘spostamento’; oppure può appropriarsi di tutto l’investimento di parecchie rappresentazioni, attraverso il processo di ‘condensazione”. Freud definisce “processo psichico primario”, l’ambito di tale fluidità dell’energia psichica, evidenziando come questa corrisponda al funzionamento spontaneo della psiche: “Ho proposto di considerare questi due processi come ciò che contraddistingue il cosiddetto ‘processo psichico primario’ “(Freud). Altra fondamentale caratteristica del sistema inconscio è la sua atemporalità: “I processi del sistema ‘Inc sono atemporali’, e cioè non sono ordinati temporalmente, non sono alterati dal trascorrere del tempo, non hanno, insomma, alcun rapporto col tempo” (Freud). Il sistema inconscio, infine, non intrattiene rapporti neanche con la realtà esterna: “i processi ‘inc’ non tengono in considerazione neppure la ‘realtà’ ” (Freud).
Immediatamente dopo, Freud riassume tale già breve descrizione: ” ‘assenza di reciproca contraddizione, processo primario (mobilità degli investimenti), atemporalità e sostituzione della realtà esterna con la realtà psichica’ sono i caratteri che possiamo aspettarci di riscontrare nei processi appartenenti al sistema ‘Inc’ ” (Freud).
(Da Gabriele Pulli, Freud e Severino, Moretti e Vitali Editori, Bergamo 2009, pp. 9-11).

Alessandro ha letto il mio saggio: Vasco Ursini, “Il dilemma verità dell’essere o nichilismo?, BookSprint Edizioni, 2013

Alessandro ha letto il mio saggio: Vasco Ursini, “Il dilemma verità dell’essere o nichilismo?, BookSprint Edizioni, 2013

Ho terminato il suo stupendissimo libro-compendio filosofico. Le cose da dire sarebbero talmente tante e talmente difficile per me da esprimere che è molto meglio mi astenga del tutto, tranne dal dirle la mia gratitudine per alcuni fatti certi: è la prima panoramica esaustiva della filolosofia contemporanea ‘onesta’, nel senso che mostra tutto ciò che c’è da sapere in modo semplice (perciò il più chiaro ed essenziale) e non tergiversa mai sui punti nodali, anche quando dichiara la posizione del “forse” oppure il propendere per una versione maggiormente che per un’altra. Sul pensiero di Severino si à scritto relativamente tanto ma quasi mai permettendo una parafrasi degli aspetti più ostici senza tradirli. Prima di lei, a mio personale parere, solo Vero Tarca si era cimentato in questo compito esemplificativo ma non riduttivo. Soprattutto credo che molte persone si riconosceranno in aspetti laceranti di questa diatriba interiore, su cui non riescono mai del tutto a trarsi fuori con sicurezza definitiva, a quanto pare neppure la persona (io empirico) di Severino ci riuscì del tutto. Quindi saremo assolti! Avendola letta più con calma ho potuto apprezzare quella stessa immediatezza antimanieristica di presentare il pensiero del Maestro e dell’altro maestro Heidegger, che avevo colto nella sua relazione. E’ mia convinzione che questo approccio alla materia permetta di espandere grandemente la diffusione nelle generazioni successive alla sua, come lo sono io, e quella che viene dopo la mia, della immensa ricchezza di pensiero insito nel Discorso sul Destino. Sarà un ponte formidabile che eviterà tra l’altro alle correnti neo(realistico-positivistico-materialistiche-postmoderniste) di liquidare quella teoresi a prezzo ribassato. Costituirà il suo scritto un ostacolo al giudizio approssimativo che spesso si dà nell’accostare Severino poco più cha a un trombone arzigogolante postcattolico e neoscolastico postmetafisico. Senza dirle nulla di personale in merito al mio modo di aver accolto in me (almeno in parte) la Verità del Destino, e restando in superficie della questione ultima, porto un enorme rammarico rispetto al vuoto speculativo (serio però) che si è prodotto anche per volontà di Severino stesso, sulle comparazioni in senso radicale col pensiero del misticismo orientale ed iniziatico in genere. So cosa ne ha detto Lui, ma è l’unica cosa che per me resta da compiere per la vera comprensione sul Destino è andare a cercare le coincidenze e le divergenze in modo approfondito non tanto e non solo con il monumentale Sapere pratico teorico di alcune di quelle metafisiche-nonmetafiche, ma soprattuto con l’esperienza diretta testimoniata da migliaia di anni di esseri umani che hanno attraversato stati coscienziali quasi identici a quelli indicati in quelle Scritture, testimoniandoli come ricorrenti e progressivi in un ordine invariato, e che – mio modesto parere – solo e proprio negli Scritti di Severino trovano la spiegazione più completa e corrispondete, ancor più che nelle loro stesse scritture. Tale convergenza de facto, seppur respinta per ragioni note sul piano teoeretico, è l’anello mancante vero per trasformare quel “forse” in un sì. Per portarsi fuori dal Nichilismo non solo in senso filosofico ma esistenziale, per sentire che lo sdoppiamento io-Io non è tale come appare. Che siamo già quell’eterno apparire degli eterni, ma in modo consapevole possiamo esserlo. Posso solo dirle che il suo libro mi ha finito di convincere proprio su questo tema, che ancora non riuscivo a rappresentarmi in modo chiaro nel senso di escludere ed emendare le interferenze depistanti. A me la verità del Destino non mi è giunta tramite studio dei testi, nei testi ho trovato la spiegazione di esperienze avute in stati non ordinari di Coscienza, o intuizioni sconvolgenti in momenti di estremo dolore, e solo poi dopo molti anni e tanto frequentare il sapere orientale e le sue pratiche, ho trovato che il Destino era l’unica descrizione appropriata e coerente di quelle stesse percezioni divenute stabili modi di fruire il senso della cosiddetta esistenza. Scusi la lungaggine ma volevo almeno darle un paio di motivi per farle sentire quanto e perchè ho così apprezzato questa lettura. Buon lavoro, in attesa di altre sue meditazioni pubbliche.
Alessandro
La suddetta recensione è dell’amico Alessandro Rossi che recentemente, dopo aver letto con grande attenzione e forte interesse il mio saggio, “Il dilemma verità dell’essere o nichilismo?, ha voluto manifestarmi tutto ciò che ne ha ricavato in termini di acquisizione e/o problematizzazione delle questioni filosofiche in esso affrontate”. Non nascondo il piacere e la gratitudine che questa sua robusta recensione mi procura.
Anzi ho deciso di trasferirla nel mio blog.
Vasco Ursini

Luciano Tomagè, I DUE SGUARDI DI GIANO

I DUE SGUARDI DI GIANO
L’antico dio romano Giano “bifronte” volgeva lo sguardo in avanti e all’ indietro, cioè verso il futuro e verso il passato. Nelle sapienze che nutrono la storia del mortale in questa landa desolata che è l’ Occidente, l’ immagine del dio Giano esprime un valore simbolico di grande pregnanza ontologica, poichè il passato e il futuro rappresentano gli estremi punti di contatto con le cose che oscillano tra l’ essere e il nulla rispetto al presente. In altre parole, la testa bifronte di Giano è il simbolo del tempo e della dominazione sul tempo che lo sguardo divino, lo sguardo dell’ eterno, intende esercitare.
La forma alienata della verità prende corpo nelle sapienze dei mortali che abitano il tempo e che percorrono (inconsapevolmente) il sentiero della notte alla ricerca di un farmaco per la loro malattia terminale. Giano è un rimedio simbolico per la ferita originaria insaputa, quella della verità. E lo sguardo in avanti e all’ indietro del dio Giano è la testimonianza simbolica di una fede essenziale che costituisce il mortale, la fede nella capacità di dominare l’ oscillazione delle cose tra l’ essere e il nulla, cioè il divenire altro di tutte le cose del mondo, se ci si identifica allo sguardo dell’ eterno, allo sguardo divino. La felicità, per il mortale che vive lungo i millenni, consiste nel premio di questa virtù fondamentale: il sapere assoluto, sciolto dalle catene del divenire.
Fino a due secoli fa, la filosofia è stata la pratica di questa virtù, meglio: ha inteso esserlo. Allora concludiamo sul significato dell’ immagine bifronte del dio, dicendo che:
se il suo senso simbolico testimonia della Follia del mortale che ha fede nel dominio metafisico sul tempo e che questa fede è possibile solo sul fondamento di una fede più originaria che è quella nel divenire altro delle cose, allora l’ immagine bifronte del dio Giano si offre anche ad un’ altra interpretazione che non soggiace alla persuasione dei mortali ma che indica la direzione dell’ altro sguardo, dell’ altra fronte del dio, la direzione del destino che siamo veramente. Non del tempo in cui abitiamo come mortali, che è appunto il tempo del nulla essenziale che lo costituisce all’ interno della sua Volontà, della sua fede.
L’ ALTRO VOLTO del dio Giano è una traccia che il destino lascia sul corpo martoriato della Terra isolata, un segno che traccia il solco dove piantare il seme della verità. L’ altro sguardo di Giano è opposto al suo opposto, è altro dal suo altro, è lo sguardo che vede l’ apparire dell’ apparire dell’apparire della verità. Una traccia del destino che ci indica in quale misura la dolorosa lacerazione nel petto del mortale si consuma: si, perchè il “mortale” è una forma essenziale dell’ alienazione nichilistica della verità ma vive insieme all’ altro sguardo, quello dell’ apparire del destino. Di più: il mortale appare SOLO alla luce della Verità del destino, che ne rappresenta il fondamento incontrovertibile della sua smentita.
Uno sguardo nega l’ altro, ecco. Gli sguardi opposti sono uniti nell’ apparire della verità, che siamo noi. All’ interno di questo orizzonte si colloca il nulla del divenire altro che appare all’ altro sguardo e che, nella testa dei mortali occupa l’ intero spazio della prospettiva.
Così va il destino, ha bisogno dell’ errore per confermare la sua verità e la necessità che il suo contenuto sia necessario, non contingente! Contingente, libero, precario, transeunte, è invece tutto ciò che appare all’ altro sguardo, quello del mortale che portiamo dentro ineliminabilmente. INELIMINABILMENTE.

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